venerdì 22 maggio 2009

...Sarò lapidata....


Su Top Girl leggo la lettera di una ragazza in cui ella sostiene che secondo lei i gay non debbano poter adottare dei bambini. La risposta (di Ambra Angiolini) suona così "Per educare e crescere bene i figli non conta l'orientamento sessuale che si ha. La cronaca ci mostra quanta brutalità ci sia nelle coppie eterosessuali(...) Sono convinta che un figlio cresca sereno se la famiglia è equilibrata. Invece di giudicare, bisognerebbe educare i figli a costruire una società migliore".


Il riferimento ai fatti di cronaca mi sembra fuori luogo. Il fatto che ci siano coppie etero che abbandonano o maltrattano i propri figli è l'amara realtà, ma non credo sia un argomento che possa essere usato per discutere la tradizionale concezione di "famiglia". Ancora, l'uso del verbo "giudicare". La ragazza che scrive la lettera non giudica, si limita a esprimere un'opinione che d'altronde da me condivisa, un bambino con due papà o due mamme avrà molto probabilmente dei disagi nel rapportarsi in una società in cui le famiglie sono prevalentemente eterosessuali, e delle difficoltà a costruire una famiglia tradizionale. Trovo un po' triste tutto questo politically correct, guai se la pensiamo diversa. Chissà se la persona che ha scritto quella risposta è davvero convinta di ciò che sostiene....
(l'inserimento del disegno della Sacra Famiglia vuole avere un significato, per così dire, simpatico)

martedì 19 maggio 2009

La Musa e la scrittrice, ovvero Eclettismo e Fantasia


Scrivo questo pezzo cogliendo un suggerimento lanciatomi da Amanda (http://amanda-diario.blog.lastampa.it/amandalove7/2009/03/lo-scrittore-e-la-sua-musa.html), che sa un po' come compongo i miei pezzi, qualche mese fa.


Forse, nel mio caso specifico, sarebbe meglio di parlare di "Muse", più che di una "Musa" sola. Eclettismo, fantasia, idealizzazione, voi. Sono questi gli strumenti con cui costruisco i personaggi. Mi ispiro alle persone che conosco, che sono entrate, chi più chi meno, chi in punta di piedi chi con irruenza, nella mia vita, presente e passata. Mi ispiro e poi le spezzetto, prendendo da qualcuno la statura, da qualcun'altro gli occhi o il sorriso; la loro psicologia nasce dal "miglioramento", cioè dall'idealizzazione e dalla coltivazione fantastica delle loro qualità, sia positive sia negative. Da una persona in particolare, poi, ho preso la sensazione, forte e indefinibile, che trasmette.


Il pittore Zeusi, vissuto in Grecia nel V sec a.C., per raffigurare Elena copiò dalle cinque più belle vergini di Crotone ciò che ciascuna aveva di più bello.


Cercatevi, leggendomi. Tanto non ci riuscirete

lunedì 18 maggio 2009

...incipit?



Su una delle panchine della più bella piazza della città di Sindone e Superga, sulle rive del Po, giaceva abbandonato un pacco giallo chiuso con lo spago, che sembrava contenere qualcosa di rettangolare e sottile. Intorno alla panchina si era radunata una folla incuriosita che lo osservava, per nulla intimorita. Non era nulla di pericoloso, di sicuro, era semplicemente misterioso che un pacco se ne stesse lì tutto solo in pieno giorno su una panchina. C'era un post-it rosa attaccato, che recava la scritta "Nel caso ce ne fossero in giro altri, è questo qui". Ma ovvio, che non ce n'erano altri, è una cosa così insolita! Questo pensavano i Torinesi che nel frattempo avevano formato un capannello consistente lì in piazza. Alcune mamme tenevano fermi i loro bambini che avrebbero voluto agguantare il pacco, desiderio del resto malcelato da tutti i presenti. D'un tratto, con fragorosissimo silenzio in quella caciara sbucò da una delle vie laterali un ragazzo alto che si muoveva ondeggiando, stile Pippo, con trascurata eleganza, trascinandosi dietro una valigia piccola, da week end. Molto piccola, in confronto alla sua statura. Egli si diresse con passo sicuro verso la panca incriminata, lesse divertito il post-it e raccolse il pacco, gettando un'occhiata che voleva essere di sfida ai curiosi, ma sulle sue labbra già tremava il sorriso. Noncurante, infilò il suo tesoro nella tasca del trolley e si incamminò rapido verso la stazione di Porta Nuova. Piano piano la folla si diradò, delusa, mentre le Alpi e la Mole rimanevano a guardare

domenica 17 maggio 2009

Dire la mia

Si fa. Lo fanno in tanti, una volta ogni tanto o spesso, di nascosto o sfrontatamente, per un motivo particolare o per seguire gli altri, per divertirsi o che ne so. Ma soprattutto se ne parla. Sul treno, sull'autobus, al bar, a una cena, a una festa, a scuola o all'università. Come se fosse una cosa normale, legittima, come mangiare o fare la spesa. Io non mi sono mai fatta una canna. E non credo di doverne andare orgogliosa, mi sembra talmente limpidamente giusto e "normale. E non perché io sia bacchettona o "chiusa", anche se, a ben vedere, fa male ed è illegale, per cui....Ma perché vivo di altro. Di me così come sono. Senza aver bisogno di fare quello che fanno tutti. E soprattutto senza aver bisogno di parlarne.

In questo mondo, in cui conta quello che si dice di fare, io voglio dire cosa penso

...Pregare o studiare?




L'altro giorno, Suor Felicita diceva :"Badate bene, ragazze, sono meglio dieci minuti passati a pregare che un'intera giornata di studio"




Il 3 giugno io dirò :"Buongiorno, ho studiato una decina di giorni, poi mi sono stufata e ho detto 50 AveMarie tutte le sere. Me lo dà almeno un 25?"

venerdì 15 maggio 2009

Incapacità




La Principessa camminava piano, a testa bassa, e a ogni passo si chiedeva perché. Seduta sul muretto in Piazza Vittorio osservava le acque del Po scorrere placide e dense, e il tratto di strada che si riempiva di fango appena scendevano quattro gocce di pioggia. Lei che aveva sempre scritto, per tutto, per esprimere ogni sentimento, ogni pensiero, perché ora non ci riusciva? Gli aveva anche regalato un quaderno, a Natale, con la promessa di scriverci sempre. Ci aveva provato per due settimane, poi il nulla. Silenzio più totale. Le parole non volevano saperne di uscire per andare a formare linee di inchiostro blu sulla carta. Come se non riuscisse a mettere in quei segni la serena concretezza di ciò che provava, l'enormità della gioia che lui le regalava ogni giorno. Con le parole sussurrate all'orecchio era più facile, ci riusciva già di più. Ma scrivere di questo, in maniera diretta, era diventato difficilissimo. Sembrava sempre artefatto, costruito, e ad ogni tentativo stracciava il foglio. Poi aveva rinunciato, e lui era deluso.

Dondolando i piedi al di là del parapetto, la Principessa si chiedeva se sarebbe riuscita lo stesso a dimostrargli il suo amore
(la foto delle nuvole è di Alessandra)

mercoledì 6 maggio 2009

...Parola del Pazzo...

"E brava la pazza, che desta sospetto, e applaude al mondo, quando meno me lo aspetto....Che corde e frangenti e rumore di santi, e brava la pazza, che si porta avanti, e cade dal cielo ma senza rumore, e brava la pazza che porta rancore..."
(testo del Pazzo, foto del suo mondo)

domenica 3 maggio 2009

L'uomo, la bambina e l'albero


La bambina camminava veloce, a testa bassa, guardandosi le All Star blu con ostinazione, trattenendo le lacrime che bruciavano dietro gli occhi troppo truccati di nero. Ora correva, guardando i fili d'erba che pestava con le sue All Star blu bucate, simbolo di quel finto proletariato che è figlio del benessere. Non andava da nessuna parte, correva e basta, stringendo tra le labbra la delusione, l'amarezza, la rabbia, il dolore. Aveva creduto di partire su un cavallo bianco, stringendosi forte alla sua criniera, senza paura di cadere, e di non tornare più. Aveva creduto, e questo è peggio, di poter fare a meno di lui, delle sue parole, del suo affetto. Continuò a camminare e arrivò fino alla riva del fiume e si mise a guardare lontano, nella speranza che ci fosse. Invece c'era solo un albero, grande, che si stagliava nero contro sole. Socchiuse gli occhi, disperata. Li riaprì e laggiù, oltre l'albero, oltre la luce che andava a far il bagno nel fiume, in piedi, c'era lui. L'uomo.
Rimase ferma a guardarlo avvicinarsi, lentamente. . Sembrava fosse lui a portare la luce, sembrava ne fosse lui stesso la sorgente. Una luce fortissima al calar del sole. Eccolo, era arrivato, era lì vicino a lei. Con la mano scostò delicatamente i rami e la guardò negli occhi e piano piano sul suo viso sbocciò un sorriso. E nello stesso momento il rumore di un cavallo al galoppo risuonò nella pianura; la bambina respirò, felice, e gli balzò in groppa. Mentre si allontanava, si voltò a guardarlo. Sarebbe rimasto lì


(Foto di Alessandra, testo di Stelladineve)