venerdì 13 novembre 2009

Trovare un po’ di poesia in un saggio…

“Seguire, in un pomeriggio d’estate una catena di monti all’orizzonte oppure un ramo che getta la sua ombra sopra colui che si riposa – ciò significa respirare l’aura di quelle montagne, di quel ramo”

                                         Walter Benjamin “L’opera d’arte nell’epoca della tecnica”

Le croci

punta helbr La diatriba sui crocifissi mi fa venire in mente le croci. Le croci sulle cime delle montagne, quelle alte di ferro battuto, e quelle piccoline di legno messe tra le rocce dove sono caduti gli alpinisti. Sono i simboli di una spiritualità profonda, che non sempre ha molto a che vedere con la religione, ma sono bellissime

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nella foto  a sinistra la Croce Carrel, situata ai piedi del Cervino, dove nel 1890 morì la guida valdostana  Jean Antoine Carrel durante la sua cinquantunesima discesa dal Cervino.

Nella foto in alto, la funivia di Punta Helbronner, sul versante italiano del Monte Bianco. Sulla terrazza panoramica si trova un rosso crocifisso di legno, con inciso “Se tutti i popoli del mondo volessero darsi la mano….”

Due monumenti suggestivi, in armonia perfetta con la pace che li circonda

mercoledì 11 novembre 2009

Saggezza e indigestione...ti ricordi, zia?

Week end a Monza prima di Natale, un po' di anni fa, più o meno una decina.
Dopo aver mangiato la pizza stavo seduta in cucina e frugavo nel sacchetto dei marrons glacés, a un certo punto ricordo di aver detto:"Mamma! Ce n'è uno grandissimo!"
La risposta fu, ovviamente "prendine uno piccolino e passa il sacchetto agli altri". Intervenne la zia :"ma scusa, fatti furba. Prendi il marron glacé grosso e non dire niente. Altrimenti nella vita tutti ti ruberanno le cose migliori, se le trovi per prima taci e tienile per te"

Onestamente non ricordo se poi mangiai o no il marron glacé più grosso di tutti, fatto sta che per tutta la notte tormentai l'intera famiglia perché lo strafogamento mi aveva causato un terribile mal di testa.

martedì 10 novembre 2009

influssi da ieri, ovvero Sonja oggi

(fantasie da Delitto e Castigo)

"Mi prostituivo, è vero. Disprezzando la mia anima quanto il mio corpo andando alla disperata ricerca di attenzioni, quando congelava la luce del sole. Camminando su è giù per la Neva osservando tutti e studiandoli e facendoli a pezzi perchè comunque ero superiore, anche se in tasca avevo il bigliettino giallo, e dovevo nascondermi dai gendarmi.
E adesso è tutto diverso. Chi avrebbe mai pensato che lo sguardo di due occhi scuri davanti alla statuetta del Buon Pastore potesse cambiare il mondo?
E così adesso non cammino più sulla Neva, e sto seduta accanto a un uomo sulle rive di un fiume in Siberia, e mentre guardo le acque che scorrono penso che li analizzo ancora tutti, ma non li condannerò mai come ho condannato me stessa. E stiamo lì, seduti, io e lui, io con le mie colpe e i miei delitti e lui con la sua innocenza e il nostro amore.
E che questi trent'anni non finiscano mai."

Sonja

Sonja. 15 ottobre 2008

(fantasia da Delitto e Castigo)
"Mi prostituisco, è vero. Cammino su e giù sulla Neva in un abitino svolazzante, che fa passare il freddo direttamente nel cuore, e il foglietto giallo in tasca. Li osservo passare tutti, uno a uno, alcuni li invito, altri li lascio percorrere la loro strada. Sono tutti diversi, tutti uomini a modo loro, ognuno con le sue voglie e i suoi pensieri. Fisso curiosa quei due gendarmi laggiù, uno bellissimo e l'altro intrigante, così così. Ma loro fermano solo le donne oneste, non si sporcano le mani, mordono a sangue le vite di quelle fanciulle, abbandonandole piangenti sulla riva, mentre lustrano la divisa e incartano bugie, barba ordinata e ipocrisia, carrozza lucida e falsità. Li temo, li schivo e li odio, a loro non venderò il mio cuore per un'ora. Anche se forse dovrei esser meno schizzinosa, mio padre è morto, ubriaco si è fatto investire da un carro, per il funerale non ci sono soldi. Ecco là uno squallido impiegato, in un cappotto di coniglio, glielo ruberanno, e morirà di influenza, più che una puttana sembro una Cassandra. Ecco l'onesto, corre via, manco vede le foglie cadere, e non vede in che inganno è immerso. Un altro ha commesso un delitto terribile, incomprensibile, inconoscibile, sconta la pena in una prigione senza sbarre in Siberia, e là lo seguirò, mica per altro, ma perchè credo in lui e per redimermi, trent'anni non sono poi lunghi. per una puttana, per un eroe condannato, sporco e ubriaco(ihih)"

venerdì 6 novembre 2009

Il libro del treno

L'ho letto d'un fiato, in due viaggi. Senza mai staccare gli occhi dalle pagine per le tre ore in cui il treno correva attraversando la campagna. Alicia Giménez-Bartlett, "Una stanza tutta per gli altri". Dopo aver letto tutti i gialli dell'autrice mi sono avvicinata a questo volumetto che riposava intonso in un angolo della libreria di casa con un misto di curiosità e diffidenza. Chissà chi, Alicia Giménez senza l'ispettore Petra Delicado.
Nelle prime pagine del romanzo l'autrice finge di aver trovato il diario di Nelly Boxall, domestica di Virginia Woolf. Si sviluppa da qui il racconto di questa convivenza forzata tra due donne, il resoconto delle loro liti, dei loro contrasti, delle loro nevrastenie. Bellissimo