lunedì 24 maggio 2010

Malinconia?

fotoBella, forse più che bella. Bella come non era, bella come si viene solo in foto. Bella come qualcuna in foto non verrà mai. Bella nel blu del Paradiso che per lei non arriverà mai, perché per lei non esisterà mai. Bella nel mostrare la sua azzurra ferita.

Indifesa nell’azzurro, silenziosa nella nebbia. A chi la toccava non regalava un sorriso, a chi la chiamava non rispondeva. Li derideva, quelli che le allungavano fazzoletti e cioccolato. Perché se ci stai immerso troppo tempo, la banale felicità ti annoia. E allora si chiudeva nell’azzurro, dove non c’erano limiti e telefoni. Dove non c’erano speranza e desideri, amori e dolore. Dove non c’era niente.

Solo sogni, e il gusto dolce e misterioso del non esistere.

 

“Balaustra di brezza, per appoggiare stasera la mia malinconia”                                                          (Giuseppe Ungaretti)

martedì 4 maggio 2010

A memoria

Nel preparare quest’esame mi sto soffermando su poeti che già conosco, e per tanti mi salgono spontaneamente alle labbra almeno un paio di versi, per qualcuno delle intere poesie. Sì, perché io alle elementari ho studiato le poesie a memoria. Oggi non si usa più, mio fratello non ne sa nemmeno una…Le maestre di oggi lo trovano inutile, secondo loro basta leggerle e capirle. Io penso che qualche poesia custodita in un angolo della testolina costituisca un bel bagaglio culturale, senza contare che imparare dei versi è un bell’esercizio per la memoria…

Questa è una di quelle che ho imparato più di dieci anni fa e ricordo ancora, ed è anche una delle mie preferite

IMITAZIONE, Giacomo Leopardi
Lungi dal proprio ramo,
Povera foglia frale,
Dove vai tu? Dal faggio
Là dov'io nacqui, mi divise il vento.
Esso, tornando, a volo
Dal bosco alla campagna,
Dalla valle mi porta alla montagna.
Seco perpetuamente
Vo pellegrina, e tutto l'altro ignoro.
Vo dove ogni altra cosa,
Dove naturalmente
Va la foglia di rosa,
E la foglia d'alloro

domenica 2 maggio 2010

Che delusione…

Il Signor Carlo Codega saltava spesso fuori dalla bocca della mamma e della nonna quando si parlava di qualcosa di molto vecchio o superato. Se provavo a chiedere informazioni più precise sulla sua identità, le risposte erano solitamente due : “guarda, so solo che era l’uomo più vecchio di Monza”, oppure “era un amico della nonna Luisa”, che era la mia bisnonna.

L’altra sera la mamma ha finalmente ammesso di non saperne nulla: “Fai una ricerca su google, non so nemmeno se sia esistito”.

Detto, fatto. Due sono le ipotesi prese in considerazione per spiegare quest’espressione: secondo alcuni, la sua origine dev’esser fatta risalire al 1700, quando gli uomini si lisciavano i capelli usando la cotenna (codega) di maiale; l’altra teoria si rifà al fatto che, nel primo Ottocento, il servo delle vecchie casate veniva chiamato “codega” perché indossava la marsina con le falde (i codegh).

Che delusione, gente. Io me lo immaginavo come un aristocratico signore della Monza tardo ottocentesca, col cilindro e la marsina…. sarebbe stato meglio non fare la ricerca…

sabato 1 maggio 2010

Domenica, 25 aprile 2010

Una corsa attraverso i campi, la campagna. Con le betulle e i corsi d’acqua che sfuggono via rapiti dalla velocità di questo mondo, un paesaggio inutile osservato per la prima volta. Un campo nomadi abbandonato, la carcassa di un’auto rossa.

La tosse in gola e il rumore forte nelle orecchie, l’aria maleducata che ti disturba mentre cerchi di stringerti al collo la sciarpa azzurra, mentre fa tanto caldo.

Il trench stropicciato e il trucco sfatto dal sudore, dalla corsa e dal disagio. Mi ero fatta così bella per te, Amore, per correre tra le tue braccia e guarda adesso come sono ridotta, tutta sgualcita a mangiare un panino appoggiata al vetro.

Ma proprio non c’è un posto, su questo treno?