domenica 20 novembre 2016

Nostalgia

Agli italiani all'estero mancano normalmente la famiglia, il cibo, l'aria di casa. Anche a me fa soffrire la lontananza dagli affetti, e il pensiero che tra poco più di un mese vedrò il Cervino e la Becca d'Aran mi fa salire le lacrime agli occhi dalla gioia e dal sollievo.
Ma la nostalgia più brutta è quella per ciò che mi sono lasciata alle spalle per sempre, che probabilmente mi sarei lasciata alle spalle anche se non fossi venuta a vivere a Schweinfurt.
Per il posto che mi ha visto diventare donna, al quale - consciamente o meno -  penso ogni giorno.  E' una nostalgia dolorosa, perché è difficile colmarla.

A me, oggi, manca Parma. Mi manca da morire.

Mi manca il ponte di mezzo, gelido d'inverno e pieno di zanzare d'estate.
Il ponte di mezzo
Mi manca guardare l'acqua della Parma. Forse mi manca anche osservare le nutrie, non so.
Mi manca l'inculato.
Mi mancano gli aperitivi all'Acquolina e alle Malve.
Mi manca la pizza al Corsaro e alla Duchessa.
Mi mancano fermarmi a guardare le vetrine in via Cavour.
Mi manca camminare fino al fondo di via Repubblica e prendere l'autobus per tornare indietro.
Mi manca l'albero di Natale in piazza Garibaldi. Anche quello orrendo a pedali del primo anno di Pizzarotti sindaco.
Mi manca l'aria fresca della sera, e le luci di Natale.
Mi manca il profumo di caldarroste.
Mi manca il panettiere di via Garibaldi, e la cioccolata calda al caffè Cavour.
Mi manca l'autunno al parco ducale, e anche la neve.
Mi mancano i weekend da sola a studiare in convitto, quando la domenica sera arrivava troppo presto
Via della Salute
e mi infastidiva sentire le altre rientrare.
Mi mancano le cene in compagnia. Mi mancano anche la via crucis nella cappellina e il rosario recitato in cortile, con tutti quelli delle case vicine intenti a guardarci.
Mi manca Brandy quasi all'angolo tra Borgo San Giuseppe e via Bixio.
Mi manca entrare da Zara a comprare un ombrello a causa di una pioggia improvvisa, ché io da Zara più che l'ombrello non compro.
Mi mancano le serate estive seduta sulle panchine di piazza duomo. Non mi manca la persona con cui le passavo, ma quell'atmosfera sì.
Mi manca la musica che annuncia l'inizio del Festival Verdi.
Mi manca la colazione al bar.
Mi manca il rumore della pioggia sul tetto della mia camera, mi manca prepararmi una tisana con la piastra elettrica.
Il Gran Caffè Cavour
Mi mancano le persone che hanno condiviso quegli anni con me. E la consapevolezza che sarà molto difficile che possa rivedere tante di loro, almeno non a breve, fa male.
Mi manca la pausa pranzo appoggiati sul monumento a Verdi
Mi manca la biblioteca Palatina, e lo sguardo gettato al teatro Farnese.
Mi manca la torta fritta, e l'erbazzone.
Mi mancano le case colorate in via della salute.
Mi manca Chiara, che si siede in camera mia mentre faccio la doccia.
Mi manca Laura, a cui potevo sempre bussare.

Mi manca ogni cosa. E mi mancherà per sempre.
Perché Parma è stata magica.

2 commenti:

  1. A me Bologna, dove ho studiato, manca spesso, a volte più della mia città natale. Credo sia normale.

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    1. Sì, lo è. Non ci vado da più di due anni e... :(

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