venerdì 18 dicembre 2009

In convento

suore_jpg "Ma tu sei matta, sei in collegio da un anno e mezzo e vuoi anche rimanerci ancora”. Quante volte l’ho sentito dire, da chi è lì dentro come me e da chi mi guarda da fuori, magari immaginando chissà che realtà fatta di proibizioni e di silenzi. E invece io lì ci voglio rimanere perché sto costruendo le amicizie più belle della mia vita, ed è per questo che cerco ogni giorno di contribuire un po’ a risolvere i problemi che si creano, perché a me piace lì. Mi piace anche se devo rientrare alle dieci alla sera, tanto posso rimanere a chiacchierare e andare a dormire presto così poi la mattina si studia. E posso studiare quando voglio, nella mia stanza in cui sposto i mobili un giorno sì e l’altro pure anche se qualcuna mi dice che è una scemata, posso studiare finché qualcuno non bussa e allora scattano le chiacchiere e il the. E viviamo insieme senza essere troppo insieme, e allora c’è un equilibrio magico e se litighiamo risolviamo e capiamo che ci vogliamo bene davvero. E ci facciamo coraggio.

E correre alla sera nel corridoio in camicia da notte anche se è vietatissimo, al freddo. Per poi bussare e…..”Laura Laura fammi entrare!”

mercoledì 16 dicembre 2009

Come oggi

Ci sono giornate che scivolano via proprio così, come oggi. Nel silenzio, nella noia. Giornate sfumate, giornate sfocate, giornate nebbiose, giornate malate. Giornate noiose. Proprio non sai cosa fare, cerchi un’occupazione che non ti stordisca, qualcosa che ti permetta di non dire, almeno per un po’ “che mal di denti, ho tanto freddo”. E stai un po’ nel letto a leggere “L’ora delle streghe,”05-Romantic_Friedrich_Wanderer-Above-Sea-and-Fog e appena cominci a sentirti anche tu posseduta da uno spirito maligno pianti lì prima che sia troppo tardi, cambi lo sfondo al blog circa duemila volte e speri non metta fuori bandiera bianca, leggi un po’ di Vanity per sentirti viva e metti un po’ di Rouge Noir per sentirti umana mentre lui ti manca così tanto, mentre tuo fratello si riempie del tuo profumo e mentre cerchi di non soffocare ti dice “Buono, questo Chanel n.5”. Ottimo. 

E poi fai la doccia tremando di freddo e ti accorgi che ti senti un po’ meglio, e con i capelli puliti e raccolti, il golf e la sciarpa ti siedi al tavolo perché vuoi scrivere qualcosa. Ma non sai scrivere proprio nulla, oggi.

martedì 15 dicembre 2009

Più di un mese…..

Mi sono resa conto, un po’ con orrore, che non scrivo da più di un mese….vediamo un po’ le giustificazioni…dunque….ho dato due esami, ho tolto ieri sera altri due denti, ma soprattutto…quando viene l’ispirazione il computer non c’è mai.                                                       Ho festeggiato il primo Anniversario con Mauri, spolverando ho rotto lo gnomo portafortuna, ho letto un libro pazzesco e delirante, ne ho cominciato un altro…sono sempre io.

Il secondo bloggheanno è passato inosservato, me ne sono dimenticata con grande dispiacere. Con calma, vedrò di recuperare il tempo perduto.

Con piacere ho notato che, nonostante la mia assenza, il contatore delle visite non si è fermato un attimo. Vi ringrazio

venerdì 13 novembre 2009

Trovare un po’ di poesia in un saggio…

“Seguire, in un pomeriggio d’estate una catena di monti all’orizzonte oppure un ramo che getta la sua ombra sopra colui che si riposa – ciò significa respirare l’aura di quelle montagne, di quel ramo”

                                         Walter Benjamin “L’opera d’arte nell’epoca della tecnica”

Le croci

punta helbr La diatriba sui crocifissi mi fa venire in mente le croci. Le croci sulle cime delle montagne, quelle alte di ferro battuto, e quelle piccoline di legno messe tra le rocce dove sono caduti gli alpinisti. Sono i simboli di una spiritualità profonda, che non sempre ha molto a che vedere con la religione, ma sono bellissime

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nella foto  a sinistra la Croce Carrel, situata ai piedi del Cervino, dove nel 1890 morì la guida valdostana  Jean Antoine Carrel durante la sua cinquantunesima discesa dal Cervino.

Nella foto in alto, la funivia di Punta Helbronner, sul versante italiano del Monte Bianco. Sulla terrazza panoramica si trova un rosso crocifisso di legno, con inciso “Se tutti i popoli del mondo volessero darsi la mano….”

Due monumenti suggestivi, in armonia perfetta con la pace che li circonda

mercoledì 11 novembre 2009

Saggezza e indigestione...ti ricordi, zia?

Week end a Monza prima di Natale, un po' di anni fa, più o meno una decina.
Dopo aver mangiato la pizza stavo seduta in cucina e frugavo nel sacchetto dei marrons glacés, a un certo punto ricordo di aver detto:"Mamma! Ce n'è uno grandissimo!"
La risposta fu, ovviamente "prendine uno piccolino e passa il sacchetto agli altri". Intervenne la zia :"ma scusa, fatti furba. Prendi il marron glacé grosso e non dire niente. Altrimenti nella vita tutti ti ruberanno le cose migliori, se le trovi per prima taci e tienile per te"

Onestamente non ricordo se poi mangiai o no il marron glacé più grosso di tutti, fatto sta che per tutta la notte tormentai l'intera famiglia perché lo strafogamento mi aveva causato un terribile mal di testa.

martedì 10 novembre 2009

influssi da ieri, ovvero Sonja oggi

(fantasie da Delitto e Castigo)

"Mi prostituivo, è vero. Disprezzando la mia anima quanto il mio corpo andando alla disperata ricerca di attenzioni, quando congelava la luce del sole. Camminando su è giù per la Neva osservando tutti e studiandoli e facendoli a pezzi perchè comunque ero superiore, anche se in tasca avevo il bigliettino giallo, e dovevo nascondermi dai gendarmi.
E adesso è tutto diverso. Chi avrebbe mai pensato che lo sguardo di due occhi scuri davanti alla statuetta del Buon Pastore potesse cambiare il mondo?
E così adesso non cammino più sulla Neva, e sto seduta accanto a un uomo sulle rive di un fiume in Siberia, e mentre guardo le acque che scorrono penso che li analizzo ancora tutti, ma non li condannerò mai come ho condannato me stessa. E stiamo lì, seduti, io e lui, io con le mie colpe e i miei delitti e lui con la sua innocenza e il nostro amore.
E che questi trent'anni non finiscano mai."

Sonja

Sonja. 15 ottobre 2008

(fantasia da Delitto e Castigo)
"Mi prostituisco, è vero. Cammino su e giù sulla Neva in un abitino svolazzante, che fa passare il freddo direttamente nel cuore, e il foglietto giallo in tasca. Li osservo passare tutti, uno a uno, alcuni li invito, altri li lascio percorrere la loro strada. Sono tutti diversi, tutti uomini a modo loro, ognuno con le sue voglie e i suoi pensieri. Fisso curiosa quei due gendarmi laggiù, uno bellissimo e l'altro intrigante, così così. Ma loro fermano solo le donne oneste, non si sporcano le mani, mordono a sangue le vite di quelle fanciulle, abbandonandole piangenti sulla riva, mentre lustrano la divisa e incartano bugie, barba ordinata e ipocrisia, carrozza lucida e falsità. Li temo, li schivo e li odio, a loro non venderò il mio cuore per un'ora. Anche se forse dovrei esser meno schizzinosa, mio padre è morto, ubriaco si è fatto investire da un carro, per il funerale non ci sono soldi. Ecco là uno squallido impiegato, in un cappotto di coniglio, glielo ruberanno, e morirà di influenza, più che una puttana sembro una Cassandra. Ecco l'onesto, corre via, manco vede le foglie cadere, e non vede in che inganno è immerso. Un altro ha commesso un delitto terribile, incomprensibile, inconoscibile, sconta la pena in una prigione senza sbarre in Siberia, e là lo seguirò, mica per altro, ma perchè credo in lui e per redimermi, trent'anni non sono poi lunghi. per una puttana, per un eroe condannato, sporco e ubriaco(ihih)"

venerdì 6 novembre 2009

Il libro del treno

L'ho letto d'un fiato, in due viaggi. Senza mai staccare gli occhi dalle pagine per le tre ore in cui il treno correva attraversando la campagna. Alicia Giménez-Bartlett, "Una stanza tutta per gli altri". Dopo aver letto tutti i gialli dell'autrice mi sono avvicinata a questo volumetto che riposava intonso in un angolo della libreria di casa con un misto di curiosità e diffidenza. Chissà chi, Alicia Giménez senza l'ispettore Petra Delicado.
Nelle prime pagine del romanzo l'autrice finge di aver trovato il diario di Nelly Boxall, domestica di Virginia Woolf. Si sviluppa da qui il racconto di questa convivenza forzata tra due donne, il resoconto delle loro liti, dei loro contrasti, delle loro nevrastenie. Bellissimo

domenica 11 ottobre 2009

La leggenda del Cervino




Anticamente i monti non erano, come lo sono oggi, merlati di vette e con i profondi solchi delle vallate, ma una muraglia uniforme, alta come le più alte cime.Al di qua delle Alpi esisteva un paese felice, i giganti che lo abitavano erano gente pacifica, dediti più ai piaceri della tavola che ai rischi della guerra.Il loro re si chiamava Gargantua.Un giorno Gargantua organizzò un grande banchetto a cui invitò tutti i suoi sudditi; mandrie intere furono macellate e cotte su spiedi di dimensioni mai viste e occorsero convogli di carri carichi di barili di vino per soddisfare la sete degli invitati.Fu una festa tale che l'eco è giunta fino ai giorni nostri.Alla fine del banchetto, mentre molti giganti russavano, vinti dal troppo cibo e vino, Gargantua venne colto da una curiosità: "Cosa si celava oltre i monti, quali paesi, quali strane genti al di là di quell'immensa muraglia opprimente che erano le Alpi?". Decise di partire per andare a vedere. Inutilmente i suoi saggi consiglieri gli ricordarono che sulla cima dei monti i demoni avevano la loro dimora e aggredivano con terribili scariche di pietre chiunque vi si fosse avventurato. E che draghi mostruosi, con l'alito avvelenato, erano nascosti nei laghi ai piedi dei monti, messi a sentinella per impedire ai mortali di avvicinarsi.Gargantua fu irremovibile, sicuro della propria forza e reso imprudente dai vino partì verso quella che oggi chiamiamo Valtournanche.Fu un viaggio tranquillo, a dispetto dei consigli.I demoni, forse preoccupati della statura enorme di Gargantua, si presero un giorno di vacanza e il nostro buon re iniziò, in tutta tranquillità, la scalata.Con i suoi passi smisurati in poco tempo fu sulla sommità e li si piantò, a gambe divaricate, per ammirare il panorama d'oltre alpe.Ai suoi occhi di gigante tutto apparve minuscolo, gli chaìets, le mucche al pascolo e gli uomini che lavoravano nei campi.Mentre guardava meravigliato quel mondo uguale al suo, ma in miniatura, i monti che lo reggevano cedettero al peso e, con grande boato di frana, si sbriciolarono.Quando il vento spazzò il polverone, Gargantua vide chele Alpi in quel tratto erano crollate e l'unico bastione rimasto intatto era quello che si trovava tra le sue gambe allargate.A questo il Cervino deve la sua forma a piramide.