sabato 1 aprile 2017

Fermarsi

Foto presa dal web
Non scrivo da una vita, lo so.

Sono quasi arrivata a pensare che non l'avrei più fatto, e invece...

Può sembrare una motivazione banale, ma... non ho più tempo.
Ho sempre pensato che il "non ho tempo" fosse la scusa preferita di quelli che non hanno voglia di fare le cose. Ma non è così.
Da agosto ho presto la decisione di fare un'Ausbildung: lavoro circa 40 ore a settimana, il mercoledì insegno italiano per tre ore di fila (dopo il lavoro, ovvio), nei week-end capita spesso che un po' debba studiacchiare e ogni tanto faccio una visita guidata al museo o un paio di lezioni di storia dell'arte. E anche lì, altro lavoro.
Ho scoperto di avere un disperato bisogno di dormire un numero di ore decente. E quindi anche il mio post lavoro è diventato una corsa a fare tutto quello che c'è da fare per poter andare a dormire presto, ché le sei del mattino son già qui.

Dopo troppo tempo di questa vita, mi sono presa un raffreddore devastante, che mi ha spezzato ogni singolo ossicino. Brandendo la mia Krankmeldung (certificato medico) sono tornata a casa e ho tirato un sospiro di sollievo. Tre giorni di malattia più il week-end: cinque giorni di tempo per riprendere fiato. E, lo ammetto, per smaltire un po' di lavoro extra che si era accumulato. Con calma.

Eppure.. giovedì mi sono sorpresa ad accendere la macchina del caffè e a pensare "quasi quasi, nel mentre che si scalda, vado a fare il letto, così economizzo i tempi".  Sono andata verso la camera a passo deciso e a metà strada mi sono fermata, decisamente turbata. Sono tornata indietro, ho bevuto il caffè e mi sono buttata sul divano con Demelza e Ross Poldark, e ci sono rimasta fino all'ora di pranzo.

Ora mi sento quasi bene, anche se le sei del mattino di lunedì sono già in agguato. Spero di riuscire a non farmi travolgere di nuovo dalla freneticità del tutto e... a prendermi quei 30 secondi con me stessa, davanti alla macchina del caffè, senza sentirmi in colpa.

A Yoga mi sono iscritta, eh :)

domenica 20 novembre 2016

Nostalgia

Agli italiani all'estero mancano normalmente la famiglia, il cibo, l'aria di casa. Anche a me fa soffrire la lontananza dagli affetti, e il pensiero che tra poco più di un mese vedrò il Cervino e la Becca d'Aran mi fa salire le lacrime agli occhi dalla gioia e dal sollievo.
Ma la nostalgia più brutta è quella per ciò che mi sono lasciata alle spalle per sempre, che probabilmente mi sarei lasciata alle spalle anche se non fossi venuta a vivere a Schweinfurt.
Per il posto che mi ha visto diventare donna, al quale - consciamente o meno -  penso ogni giorno.  E' una nostalgia dolorosa, perché è difficile colmarla.

A me, oggi, manca Parma. Mi manca da morire.

Mi manca il ponte di mezzo, gelido d'inverno e pieno di zanzare d'estate.
Il ponte di mezzo
Mi manca guardare l'acqua della Parma. Forse mi manca anche osservare le nutrie, non so.
Mi manca l'inculato.
Mi mancano gli aperitivi all'Acquolina e alle Malve.
Mi manca la pizza al Corsaro e alla Duchessa.
Mi mancano fermarmi a guardare le vetrine in via Cavour.
Mi manca camminare fino al fondo di via Repubblica e prendere l'autobus per tornare indietro.
Mi manca l'albero di Natale in piazza Garibaldi. Anche quello orrendo a pedali del primo anno di Pizzarotti sindaco.
Mi manca l'aria fresca della sera, e le luci di Natale.
Mi manca il profumo di caldarroste.
Mi manca il panettiere di via Garibaldi, e la cioccolata calda al caffè Cavour.
Mi manca l'autunno al parco ducale, e anche la neve.
Mi mancano i weekend da sola a studiare in convitto, quando la domenica sera arrivava troppo presto
Via della Salute
e mi infastidiva sentire le altre rientrare.
Mi mancano le cene in compagnia. Mi mancano anche la via crucis nella cappellina e il rosario recitato in cortile, con tutti quelli delle case vicine intenti a guardarci.
Mi manca Brandy quasi all'angolo tra Borgo San Giuseppe e via Bixio.
Mi manca entrare da Zara a comprare un ombrello a causa di una pioggia improvvisa, ché io da Zara più che l'ombrello non compro.
Mi mancano le serate estive seduta sulle panchine di piazza duomo. Non mi manca la persona con cui le passavo, ma quell'atmosfera sì.
Mi manca la musica che annuncia l'inizio del Festival Verdi.
Mi manca la colazione al bar.
Mi manca il rumore della pioggia sul tetto della mia camera, mi manca prepararmi una tisana con la piastra elettrica.
Il Gran Caffè Cavour
Mi mancano le persone che hanno condiviso quegli anni con me. E la consapevolezza che sarà molto difficile che possa rivedere tante di loro, almeno non a breve, fa male.
Mi manca la pausa pranzo appoggiati sul monumento a Verdi
Mi manca la biblioteca Palatina, e lo sguardo gettato al teatro Farnese.
Mi manca la torta fritta, e l'erbazzone.
Mi mancano le case colorate in via della salute.
Mi manca Chiara, che si siede in camera mia mentre faccio la doccia.
Mi manca Laura, a cui potevo sempre bussare.

Mi manca ogni cosa. E mi mancherà per sempre.
Perché Parma è stata magica.

domenica 21 febbraio 2016

L'espatrio, ovvero informarsi PRIMA di partire. E capire che siete ALTROVE

Ho riflettuto molto sullo scrivere o meno questo post. Rifletto anche ora, mentre sto già digitando. 

Perché l'argomento è scottante, perché non conosco le situazioni di tutti, perché è sicuramente facile parlare quando si ha il culo al caldo, e io sicuramente ce l'ho. Ce l'ho adesso che lavoro, ce l'ho adesso che parlo tedesco ma ce l'avevo anche prima.

Però. Però forse questo post può dare una sveglia a qualcuno.

Giornalmente, sui gruppi di italiani all'estero leggo domande che mi sconvolgono. Che mi lasciano con un misto di rabbia e di incredulità. Che mi fanno capire quanto davvero sia elevato l'analfabetismo funzionale del nostro paese, ed è un dolore immenso. Vedere come situazioni di ignoranza grave esistano ancora oggi, nel 2016, è qualcosa che si fa fatica ad afferrare. 
Vedere che c'è chi in quelle situazioni ci sguazza, trovando sempre una giustificazione, una scusa per non lottare, per rimanere fermo, preferendo prendersela col prossimo piuttosto piuttosto che ammettere di essere in torto, beh... quello mi fa una rabbia immensa.

Partire e cambiare nazione e abitudini non è facile, MAI. Nessuno ha mai detto che lo sia. Nessuno vi aspetta per darvi il benvenuto e l'assegno di mantenimento. Nessuno si prenderà la briga di spiegarvi cosa dovete fare per sistemare tutte le cose burocratiche. Nessuno. Il mondo continua a girare, non è che perché siete arrivati vuoi tutto si ferma e tutti corrono a spiegarvi le cose. Sarebbe bello se fosse così ma non lo è.
Se commettete uno sbaglio e ne pagate le conseguenze, non sono gli altri, in questo caso i tedeschi, a essere stronzi. Siete voi che siete in torto. Punto. La legge e le regole non ammettono ignoranza delle stesse. Quando ci si trasferisce in Germania - per esempio - bisogna fare l'assicurazione sanitaria.
Quando ci si trasferisce all'estero per restarci bisogna iscriversi all'AIRE. Nessuno ti viene a prendere a casa se non lo fai, ma è un obbligo sancito dalla legge. Se poi avete problemi con tasse e documenti non vi potete certo lamentare. Non è ammissibile che persone che vivono all'estero da due o tre anni non sappiano "CHI SIA il Consolato".
Esiste Internet. Usatelo. Ma usatelo bene, informatevi prima di partire. Fatelo attraverso siti istituzionali o siti che ad essi rimandano. Sono fatti bene e si riesce a trovare una risposta a tutte le vostre domande, garantito da chi ci è passata. Non fidatevi dei passaparola, da chi dice che "in teoria si deve fare così però anche se non lo fai non importa", perché importa eccome.

Poi. Mettevi in testa una cosa. Siete ALTROVE. Ve ne siete andati. Non potete pensare di trovare le stesse cose che c'erano al supermercato sotto casa. E soprattutto, non è quello che conta nella vita. Si campa anche senza besciamella o che so io. Distaccatevi da questi attaccamenti morbosi dalle vostre abitudini. E soprattutto, a proposito di abitudini, smettetela di dire che gli "indigeni" del paese in cui vi siete trasferiti sono STRANI. Non avevo fatto caso a questa cosa sgradevole finché la mia insegnante di tedesco non mi ha detto che non ne poteva più di sentirsi dire che i tedeschi erano strani. Allora ho aguzzato la vista e teso le orecchie e mi sono accorta che aveva ragione. Che ovunque si scrive e si dice che i tedeschi - o chi per loro, si intende - sono strani, o pazzi, o proprio "non ci stanno con la testa" o sono malati. 
No, non sono malati. Semplicemente sono DIVERSI. Hanno un'altra cultura, pensano e agiscono in un modo diverso, che vi piaccia o no. Non sta a voi giudicare. Se non siete pronti a conoscere un nuovo modo di vivere - che magari non condividerete mai e non farete mai vostro - state a casa. Detto col cuore.

Nodo dolente: la lingua. A meno che non siate in Arabia Saudita o simili e viviate tra altri immigrati e vi basta l'inglese, DOVETE imparare la lingua del paese di destinazione. Non ci sono santi. A meno che non vogliate vivere da recluse e perennemente dipendenti da qualcuno, ovvio. 
Vi svelo un segreto: anche quello è difficile. Per tutti. Anche quelli che la lingua la sanno, all'inizio hanno fatto fatica. Non vittimizzate, cercate di sbrogliarvela dall'inizio. 
Fatevi la lista della spesa con lo Zanichelli, invece di chiedere. Farete del bene a voi stessi e al prossimo. 

mercoledì 3 febbraio 2016

"Gruppo Facebook" = "Google"

E' più di un mese che non scrivo, e come spesso accade mi decido a farlo proprio ora che sono nervosa. Sto aspettando una risposta importante e, come accade spesso in questi casi, cazzeggio in rete e cambio idea sul "cosa fare" ogni venti secondi.
E insomma, più i gruppi sono stupidi più è facile perderci del tempo. Senza contare che nervosa come sono non potrei mettermi a parlar di libri o simili.
Sono giunta alla conclusione che parecchie persone siano convinte che un gruppo Fb (e, di conseguenza, le persone che lo compongono) - più o meno "serio" - e Google si equivalgono. Internet ci ha imprigriti, è inutile negarlo. Non dobbiamo più andare in biblioteca, o aprire l'enciclopedia, o telefonare a nostra nonna per reperire un'informazione. Basta andare su Google. Che poi, a dirla tutta, per certe cose preferisco ancora l'enciclopedia e mia nonna, e peccato che non abbia una biblioteca come dico io vicino a casa.
Da una parte è comodo avere libero accesso a tutte le informazioni. Cosa che richiede un minimo di discernimento, ovvio. Se poi l'informazione non è sufficientemente precisa puoi andare in biblioteca, in cantina a cercare l'enciclopedia o da tua nonna. Oppure puoi chiedere a qualcuno che forse lo sa.
è, come dicevo sopra, sicuramente "comodo" e relativamente sicuro ma ti priva del piacere della scoperta. Però è il procedimento sensato di ricerca.

Immagine presa da qui


Il procedimento "non sensato" è pensare "Devo fare / comprare questa cosa ma non so come si fa / si dice in tedesco. Potrei chiamare mia nonna, aprire il dizionario, guardare su Google o rompere le palle a dei perfetti sconosciuti. Direi che l'ultima è la migliore".
Ed ecco che il "domandante" - mi veniva "postulante" ma è troppo acido - va su Facebook e posta la sua domanda. E se nessuno gli risponde in un secondo si incazza. "Ma come! Non siete tutti qui a dirmi in quale bidone dell'immondizia devo buttare la scatoletta di tonno? Ma che avete tutti da fare?"
Nel 20% dei casi il domandante riceve una risposta, ringrazia educatamente e la cosa di chiude lì. Anche il tipo che ha risposto non ha fatto in tempo a definirlo un rompicoglioni.
In un altro 20% dei casi, colui che ha fatto la domanda riceve risposta ma non ritiene opportuno ringraziare. "E insomma, son tutti lì a non fare un cazzo niente, che almeno mi rispondano". Colui che ha risposto si segna mentalmente il nome del cafone, si promette di non rispondergli mai più e ci ricasca solo mezz'ora dopo.
Poi.
Poi viene il temibile 60%. Composto da quelli che fanno la domanda, ricevono la risposta, non ringraziano, non si fidano della tua risposta, o la trovano troppo "complicata", e guardano su Google o chiedono a qualcun'altro.
"Eh ma sei sicura che se vivo da vent'anni all'estero mi devo iscrivere all'AIRE? Non basta dirlo alla portinaia? Sei sicura? E ma che sbatti, devo compilare ben due fogli. Ma guarda, secondo me ti sbagli, mio cugino dice che basta comunicarlo al postino e sei a posto. Sei proprio fissata."
E allora a te vien da dire, "ma cosa cazzo lo chiedi a me se hai un cugino che sa tutto?", non lo dici, ti sottrai e ti prometti che non risponderai mai più a certe domande.
E invece...

domenica 13 dicembre 2015

In meno di un anno....il C1!

La mia prima cena alla Deutsche vita a Torino risale al giugno 2014, con Stefano, i compagni del corso al Goethe - Institut e una delle nostre meravigliose insegnanti, Deniz. 
Si parlava del futuro, di progetti, di questo tedesco che tanto facile non sembrava. Esprimevo le mie preoccupazioni: ora mi sembra stranissimo, ma un anno e mezzo fa il mio futuro in Germania era poco più di uno schizzo nebuloso. Sapevo che avremmo avuto una casa e che avrei dovuto imparare il tedesco, ma non sapevo nient'altro. Proprio per questo mi do tanto da fare per pubblicizzare e spiegare cosa sono e come funzionano i corsi di integrazione: prima di arrivare qui non potevo neanche immaginare quanto i corsi di lingua siano accessibili ed economici.

Insomma, si chiacchierava di questo e quello, quando Deniz ha "profetizzato" che in un anno sarei arrivata al livello C1. Ho riso e non ci ho più pensato, perché mi veniva spontaneo fare il confronto con la fatica che si fa a prendere le certificazioni linguistiche di inglese. E poi mi ero un po' documentata online, dove è pieno di coglioni persone che scrivono che in meno di due anni non si padroneggia il tedesco. Questo può valere per una persona che lavora otto ore al giorno in un ambiente in cui la lingua non serve, ma non è una verità universale.

Ho cominciato il corso di integrazione qui a Schweinfurt il 19 novembre 2014. Mi sono presa un mese e mezzo di vacanza tra agosto e settembre 2015 e il 10 novembre 2015 ho sostenuto l'esame per la certificazione C1, il cui risultato è arrivato in settimana: giorno più, giorno meno, sono esattamente dodici mesi di lavoro.



Non è un attestato, seppur con un punteggio fantastico, che fa la conoscenza del tedesco. 
Appena apro bocca noto gli errori che faccio e a volte mi dispero perché mi sembrano tanti. Soprattutto in questi giorni mi pare di parlare proprio male. 
Continuo a cercare di migliorarmi, di leggere in tedesco e di pensare prima di parlare. Non sempre è possibile, soprattutto al lavoro.

Ad ogni modo... le domande, soprattutto della parte grammaticale, non erano semplici: del resto ho sostenuto un esame costruito sul modello del test DSH, il cui superamento è condizione necessaria per frequentare l'Università. 

Insomma, complimenti a me. Non è un "traguardo" in termini di conoscenza della lingua, l'ho già detto. Ma sicuramente per alcuni anni rimarrà "l'ultimo esame di tedesco sostenuto", ed è la degna conclusione di un percorso faticoso.

mercoledì 2 dicembre 2015

Come fosse oro

Dopo più di un mese di riflessioni, di moduli che vengono tirati fuori ogni dieci minuti, di idee che continuano a cambiare, di timore nel darsi una risposta, ieri sono andata a Würzburg per un "colloquio" preliminare per un corso da guida turistica. Corso che dura 5 mesi, durante i quali dovrei fare la pendolare, e che mi darebbe la possibilità di lavorare sempre e comunque da freelance, a 50 km da casa, con un guadagno - a conti fatti - ridotto.

Se prima di questo colloquio ero "scettica" ne sono uscita che lo ero ancora di più.

Di Würzburg potete leggere qualcosa su Wikipedia. E' una bella cittadina, forse un po' incasinata, ma allegra - soprattutto d'estate, quando è possibile radunarsi lungo il Meno a bere una birra - e internazionale. Come tante città tedesche è stata quasi totalmente distrutta dalle bombe nel 1945 e ricostruita.

Quello che per noi italiani può essere, anzi è, di enorme interesse è l'affresco del Tiepolo all'interno della Residenz dei principi vescovi von Schönborn.
La volta dello scalone (stiamo parlando dell'affresco da soffitto più grande del mondo) della Residenz e la sala imperiale, dove la pittura di Tiepolo si sposa con gli stucchi di Antonio Bossi, sono tra le opere più belle che abbia mai visto. Insomma, ne vale la pena.
Sala imperiale. "Interiors of Residence Würzburg" di I, Sailko. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - 
Per il resto, la città è bella e interessante, ma niente di più. Non può comunque competere, per ricchezza di monumenti e punti di interesse, con le città italiane. E non sto pensando a Roma e Firenze, sia chiaro.
Eppure...eppure secondo gli organizzatori di questo Ausbildung sono necessari cinque mesi di corso, di cui due di lezioni - non full time e non tutti i giorni, ma comunque tanto - per acquisire la competenza necessaria a guidare i gruppi attraverso la città. E, diciamolo, ai mercatini di Natale. Aggiungiamo che le selezioni erano aperte solo ai laureati.
Secondo il mio personale parere sono esagerati. E' anche assurdo che se io frequento un corso che sto pagando non posso assentarmi senza giustificazione medica. E' buffo che abbiano voglia di specificare che per i madrelingua non è necessario lo Sprachtest. E meno male, direi.

Alla fine, come detto in apertura, comunicherò che non è la cosa adatta a me e lascerò il posto a qualcuno di più entusiasta e magari più meritevole.

Però sono uscita con l'amaro in bocca.
Perché questa è - nell'eccesso - valorizzazione del patrimonio artistico. E io vorrei tanto che in Italia potessimo, e volessimo, prendere esempio.