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mercoledì 17 aprile 2013

Castelli di pietra - l'amore che va.

L'amore viene, l'amore va. Ed è vero, purtroppo. Per quanto possiamo combattere, impegnarci, cercare di essere tetragoni, pronti ad affrontare la sorte, le difficoltà, l'oscurità... non sempre vinciamo, e rimaniamo lì seduti sul bordo del fiume, ad osservare l'acqua che scorre, a controllarne il livello. Per poi riprendere sorridenti, come se niente fosse, anche se dentro si muore, una passeggiata sotto i portici di via Po, in un mix di passato e presente, di cose già dette, di storie diverse, di speranze perdute, di dolori sempre più laceranti.

E in un tutto questo c'è sempre la stessa figura un po' buffa, ma tanto affettuosa, che pensa, che riflette, che rimugina, che ci soffre, che scrive anche se nessuno glielo chiede.

E mi dispiace, che per te l'amore sia andato. Mi dispiace per il tuo sorriso che immagino spento, per il tuo passo morbido un po' meno lungo. Mi spiace per le parole che usciranno dalla tua penna, per le tue dita macchiate di lacrime e inchiostro.

E spero che tu possa ritrovare presto il sorriso, e fare nuovi progetti, e costruire nuovi castelli. Questa volta di pietra, la più resistente che trovi. Perché per te sogno un futuro luminoso, oltre le tenebre delle tue parole.

martedì 4 dicembre 2012

La bambina senza l'uomo - ultimo (?) atto

La bambina era cresciuta, col passare del tempo. Aveva smesso di truccarsi gli occhi di nero. Aveva smesso di correre a testa bassa nel bosco; aveva smesso di piangere di notte seduta nel prato. Aveva smesso di portare Converse e tacchi a spillo. Aveva imparato a non ingoiare, aveva imparato a rispondere, a sfidare. Non aveva imparato a non rimuginare, a non aspettare, a non soffrire, a soffocare il vuoto dentro.
Non aveva imparato la pazienza, quella mai. Continuava a bruciare tutto, a soffiare emozioni e sentimenti come fumo di sigaretta. Pensava sempre di potersi fidare degli altri come loro si fidavano di lei, senza riserve.

Ma con tutta la speranza, tutta la buona volontà, tutto l'amore, sapeva che sarebbe successo.

Che non avrebbe mai più seguito i suoi passi, osservando la sua nuca morbida, in quei corridoio soffice di legno e moquette. Che non avrebbe mai più osservato il suo sorriso bianco baluginare nel buio, con quell'incisivo appena appena storto, quel tanto che bastava a renderlo più dolce e meno perfetto. Che non avrebbe più accarezzato quelle mani dalle dita sottili, che non sarebbe più rabbrividita a contatto coi suoi piedi gelati. Che non l'avrebbe più visto cercare i calzini nel fondo dei pantaloni. Che non avrebbero più riso insieme di cose insensate, rimandando il momento di separarsi di minuto in minuto. Che lui non l'avrebbe più stretta tra le braccia dondolandosi dolcemente da un piede all'altro, mentre lei gli accarezzava piano la schiena magra sotto la maglietta di cotone. Non le avrebbe più accarezzato i capelli facendole la coda con le mani, non si sarebbe più sdraiato a guardare il soffitto con lei accanto. Quel soffitto opprimente, che lei detestava. Mai più.

Mai più, mai più, mai più.

Eppure, mai più, mai più, mai più... era una cantilena insensata, nella testa della bambina.

come se non avesse ancora capito. come se non le importasse più.

In questo post, l'uomo non c'è.

lunedì 3 dicembre 2012

L'uomo e la bambina - chiarimenti

Di recente, ho parlato con più persone dell'uomo e della bambina. Mi è stato chiesto chi siano.
è difficile dare una risposta univoca, chiara, a questa domanda. è una metafora continua, la loro. Vivono in un luogo che ha qualcosa in comune coi luoghi della mia infanzia, questo sì, assolutamente; ma non sono QUEI luoghi. Non lo sono perché ogni volta aggiungo, tolgo, sforbicio, incollo. Modifico, abbellisco o rendo più tetri. Unisco inserti di altri posti, appendo qualche quadro che lì non ci dovrebbe stare. Si chiama pastiche, o capriccio. Sono luoghi non della fantasia, questo no. Più che altro dell'immaginazione, direi.

La bambina... per semplicità, ho detto che la bambina sono io. Non è esatto, in realtà. La bambina ha tanto in comune con me, è vero. Ma è qualcosa di più e di meno insieme. Di meno, perché è presente a meno avvenimenti: la bambina dorme, quando non la si chiama. Di più, perché vive tutto con più intensità, con più dolore, con più gioia. Tutto è immenso, gigantesco per lei. Idealizza tutto, gode spasmodicamente di ogni secondo che vive, bruciando tutto a velocità supersonica. Non è saggia, non è razionale, non è paziente. Non ha paura di soffire. In questo è diversa da me.

E l'uomo... l'uomo non esiste, al di là delle proiezioni della bambina. è un essere idealizzato, completamente. Ha qualcosa delle persone che lei ha conosciuto, ma piccoli dettagli, non di più. Non esiste un uomo che l'abbia davvero abbracciata così, che sarebbe stato in grado di amarla come lei avrebbe voluto. L'uomo è l'ancora di salvezza della bambina. Loro camminano insieme, abbracciati. Ma non esistono; e lei lo sa. Lui no, ma lei sì. Ed è questo, che le dà la marcia in più.

mercoledì 10 ottobre 2012

L'uomo, la bambina e l'albero

Questo è un post del 3 maggio 2009, apparso già su questo blog. Rileggendolo, stavolta ho un po' di brividi. E un forte senso di rabbia e di fastidio. Vorrei tornare indietro, e non salire sul cavallo bianco, ma rimanere lì a guardare l'uomo. Perchè l'uomo c'era, c'è, ci sarà sempre. Ma è un'entità di cui ci si può fidare, a differenza del cavallo.

E qui forse mi sto addentrando troppo nei meandri della mia psiche e del mio cuore, definendolo entità. Eppure... se l'uomo qui descritto in realtà non fosse un uomo? Fosse solo il simbolo di ciò che sono, e del fatto che devo fidarmi di me stessa e delle mie capacità?...

Ad ogni modo, buona lettura. Fidatevi di voi stessi, e non del cavallo. Bianco si sporca. Oppure, è nero coperto di vernice bianca.

se vi piace la foto, date un'occhiata qui.

La bambina camminava veloce, a testa bassa, guardandosi le All Star blu con ostinazione, trattenendo le lacrime che bruciavano dietro gli occhi troppo truccati di nero. Ora correva, guardando i fili d'erba che pestava con le sue All Star blu bucate, simbolo di quel finto proletariato che è figlio del benessere. Non andava da nessuna parte, correva e basta, stringendo tra le labbra la delusione, l'amarezza, la rabbia, il dolore. Aveva creduto di partire su un cavallo bianco, stringendosi forte alla sua criniera, senza paura di cadere, e di non tornare più. Aveva creduto, e questo è peggio, di poter fare a meno di lui, delle sue parole, del suo affetto. Continuò a camminare e arrivò fino alla riva del fiume e si mise a guardare lontano, nella speranza che ci fosse. Invece c'era solo un albero, grande, che si stagliava nero contro sole. Socchiuse gli occhi, disperata. Li riaprì e laggiù, oltre l'albero, oltre la luce che andava a far il bagno nel fiume, in piedi, c'era lui. L'uomo.
Rimase ferma a guardarlo avvicinarsi, lentamente. . Sembrava fosse lui a portare la luce, sembrava ne fosse lui stesso la sorgente. Una luce fortissima al calar del sole. Eccolo, era arrivato, era lì vicino a lei. Con la mano scostò delicatamente i rami e la guardò negli occhi e piano piano sul suo viso sbocciò un sorriso. E nello stesso momento il rumore di un cavallo al galoppo risuonò nella pianura; la bambina respirò, felice, e gli balzò in groppa. Mentre si allontanava, si voltò a guardarlo. Sarebbe rimasto lì


(Foto di Alessandra, testo di Stelladineve)

mercoledì 3 ottobre 2012

L'uomo e la bambina, parte IV

Questo è il post numero quattro de L'uomo e la bambina: salto intenzionalmente il terzo, ma se volete potete andare a recuperarlo qui. Quello che vi propongo adesso è datato 17 gennaio 2009, e per la prima e unica volta si tratta della descrizione di una conversazione veramente accaduta, anche se non verbalmente: non ricordo se in chat o via mail. Ricordo i contenuti, ricordo la mia preoccupazione. Andai avanti per la mia strada, rafforzata dall'abbraccio metaforico e ignorando la sua disapprovazione, legittima. Avrei fatto meglio a darci più peso. Quell'inizio di ansia è stata all'origine di tanta fatica, di tante lacrime, di una gabbia neanche tanto dorata che mi ha portata, anche, a smettere di scrivere. Ma è un'altra storia.


L’uomo era seduto su una panchina accanto al fiume. Il suo sguardo si perdeva nella nebbia. Non fumava. L’uomo non fuma. La bambina arrivò piano, scivolando nella nebbia. Gli si sedette accanto e, parlando sottovoce, confidò solo a lui ciò che tanto la preoccupava, ciò che era andato a minare improvvisamente la sua nuova serenità. Confidò solo a lui quella cosa spaventosa, che le era così estranea. L’uomo taceva, e per la prima volta da quando lo conosceva avvertì intorno a lui l’aura di un giudizio, l’ombra scura della disapprovazione. Insieme si alzarono, e la bambina gli cinse la vita con le braccia e appoggiò la testa sul suo petto.Dopo un po’,riluttante, le circondò le spalle con le braccia, senza stringere. E lei, del tutto irrazionalmente, si sentì al sicuro.
(l’abbraccio è ormai formulare. L’uomo è sempre più alto)

mercoledì 26 settembre 2012

L'uomo e la bambina - Parte II

eccoci al secondo post proveniente dal passato! si tratta, com'è abbastanza logico, del secondo della serie L'uomo e la bambina. La data è 18 ottobre 2008. Il post originale è questo

Camminavano piano, l’uomo e la bambina, verso l’orizzonte. Lui le teneva la mano, con tenerezza, e di tanto in tanto, con la coda dell’occhio, la guardava; lei sapeva che lui la guardava.  L’uomo guardava le montagne di fronte a sè e cercava di vedere oltre, di superarle; la bambina osservava quelle montagne di cui conosceva a memoria il profilo serena, sicura, non sentiva il bisogno di superarle,non più. In tasca lei aveva un quaderno, lui una penna. Arrivati al limite del burrone, per la prima volta, l’uomo e la bambina si guardarono negli occhi, e lei molto lentamente gli cinse la vita con le braccia, stringendolo forte, e appoggiò la testa sul suo petto, solo per un attimo. Poi si girò e si allontanò con calma, piano piano, poi si mise a correre, e sparì. L’uomo rimase lì, solo, a guardare oltre le montagne. Sarebbe tornato

Rileggendolo, stavolta mi chiedo chi sia l'uomo di cui scrivevo. Forse non era più quello di cui ero convinta di parlare. Forse era qualcuno, o assomigliava a qualcuno, che avevo già abbracciato in quel modo. Forse era qualcuno che è tornato, che torna, che tornerà sempre.

mercoledì 12 settembre 2012

Il fardello - L'uomo e la bambina parte I

Eccoci al primo post proveniente dal passato. Per l'esattezza, questo arriva dal 19 marzo 2008.

"L’uomo,altissimo, stava in piedi, immobile, contro sole. La bambina gli stava di fronte, sorridendo dolcemente, frugandolo con gli occhi. Sorrise amaro l’uomo "tu non conosci il peso del mio fardello"; ancora sorrideva la bambina "lo conosco". Rise forte l’uomo, una risata che sapeva di scherno, di amarezza, di paura e di dolore. Gli disse lei "il mio fardello l’ho posato per terra, contro le porte della notte, perché non ci disturbasse. Tu usi il tuo per difenderti, per creare un muro, forse non lo conosco, ma avverto bene il suo peso." L’uomo allora smise di ridere, e con un sospiro attirò a sè la bambina. Poi, lei affrontò da sola il prato in salita, e lui intraprese la strada verso casa. Ancora non l’ha percorsa tutta. Ma se guardate bene, sono ancora lì, stretti contro sole, incapaci di capirsi, l’uomo e la bambina".

Il testo originale lo trovate qui. Si tratta di un gruppo di 3/4 post, quelli successivi sono tutti intitolati L'uomo e la bambina. I personaggi sono realmente esistenti, i fatti narrati no. La bambina sono io, e... beh, qui c'è la cosa interessante: mentre scrivevo, quattro anni fa, sapevo benissimo chi era l'uomo di cui parlavo. Oggi, guardando indietro, su alcuni post ho dei dubbi. Non so davvero a chi pensassi, tra le persone che avevano segnato la mia vita, mentre scrivevo. O meglio, credevo di saperlo.

Su quello che vi presento qui, che credo sia anche il più bello della serie, per fortuna non ho dubbi. è una persona che ho incontrato davvero, ma per mesi ho rielaborato con la fantasia. E allora... l'uomo del post che leggete oggi è bellissimo, tormentato, e perfetto. Non ho sbagliato: tormentato e perfetto possono andare insieme.