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mercoledì 2 dicembre 2015

Come fosse oro

Dopo più di un mese di riflessioni, di moduli che vengono tirati fuori ogni dieci minuti, di idee che continuano a cambiare, di timore nel darsi una risposta, ieri sono andata a Würzburg per un "colloquio" preliminare per un corso da guida turistica. Corso che dura 5 mesi, durante i quali dovrei fare la pendolare, e che mi darebbe la possibilità di lavorare sempre e comunque da freelance, a 50 km da casa, con un guadagno - a conti fatti - ridotto.

Se prima di questo colloquio ero "scettica" ne sono uscita che lo ero ancora di più.

Di Würzburg potete leggere qualcosa su Wikipedia. E' una bella cittadina, forse un po' incasinata, ma allegra - soprattutto d'estate, quando è possibile radunarsi lungo il Meno a bere una birra - e internazionale. Come tante città tedesche è stata quasi totalmente distrutta dalle bombe nel 1945 e ricostruita.

Quello che per noi italiani può essere, anzi è, di enorme interesse è l'affresco del Tiepolo all'interno della Residenz dei principi vescovi von Schönborn.
La volta dello scalone (stiamo parlando dell'affresco da soffitto più grande del mondo) della Residenz e la sala imperiale, dove la pittura di Tiepolo si sposa con gli stucchi di Antonio Bossi, sono tra le opere più belle che abbia mai visto. Insomma, ne vale la pena.
Sala imperiale. "Interiors of Residence Würzburg" di I, Sailko. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - 
Per il resto, la città è bella e interessante, ma niente di più. Non può comunque competere, per ricchezza di monumenti e punti di interesse, con le città italiane. E non sto pensando a Roma e Firenze, sia chiaro.
Eppure...eppure secondo gli organizzatori di questo Ausbildung sono necessari cinque mesi di corso, di cui due di lezioni - non full time e non tutti i giorni, ma comunque tanto - per acquisire la competenza necessaria a guidare i gruppi attraverso la città. E, diciamolo, ai mercatini di Natale. Aggiungiamo che le selezioni erano aperte solo ai laureati.
Secondo il mio personale parere sono esagerati. E' anche assurdo che se io frequento un corso che sto pagando non posso assentarmi senza giustificazione medica. E' buffo che abbiano voglia di specificare che per i madrelingua non è necessario lo Sprachtest. E meno male, direi.

Alla fine, come detto in apertura, comunicherò che non è la cosa adatta a me e lascerò il posto a qualcuno di più entusiasta e magari più meritevole.

Però sono uscita con l'amaro in bocca.
Perché questa è - nell'eccesso - valorizzazione del patrimonio artistico. E io vorrei tanto che in Italia potessimo, e volessimo, prendere esempio.

venerdì 28 novembre 2014

Un anno fa - Ma io cosa ci faccio qui?

Come mi ha ricordato Stefano stamattina, esattamente un anno fa mettevo piede a Schweinfurt per la prima volta. 
Ero venuta a trovare lui che viveva già qui da settembre, mentre io stavo a casa a sudare su quella maledettissima tesi. Era ancora tutto provvisorio, incerto. Ci fingevamo (almeno, io fingevo) convinti che lui sarebbe tornato a casa, che avremmo ripreso la nostra quotidianità, più o meno rassicurante, più o meno noiosa.
Sarebbe scontato se adesso scrivessi che questa mattina, quando mi sono alzata, ho pensato che un anno fa non avrei mai immaginato che qui ci avrei vissuto. Balle. 
Il mio istinto sa dal 23 marzo 2013 - giorno in cui io e Stefano ci siamo conosciuti "live", dopo due settimane di conversione via Whatsapp - che prima o poi avrei fatto questo passo. Che avrei fatto, con lui e per lui, quello che mai avrei pensato di fare
L'anno scorso, nel breve tragitto dall'uscita dell'autostrada a "casa", mi guardavo intorno, chiedendomi se mi sarei adattata. Sicura che avrei dovuto farlo, che io qui ci avrei vissuto.

Tra il saperlo, immaginarselo, e farlo...c'è differenza.
L'ottimismo è tanto, la voglia di imparare questa lingua che mi piace sempre di più cresce ogni giorno.
Ma i momenti di sconforto non mancano. Inizialmente il corso di tedesco non mi piaceva, e mi sono accorta che la solitudine - a cui credevo di essere abituata - e le mansioni di Hausfrau non sono facili da affrontare come avevo previsto. E capita che io mi sieda in poltrona e pensi a casa mia a Torino, alla mia mamma, a mio fratello che dorme senza più nessuno nel letto di fianco. E mi chiedo cosa ci faccio qui, perché ho rinunciato a tutte le comodità, alla prevedibilità delle cose.

Poi, quando mi alzo al mattino so che il caffè è giù pronto nella macchinetta e la tazzina sistemata sotto il beccuccio. So che non importa che le polo siano perfettamente stirate. So che non devo mettere io il formaggio nella grattugia perché ci pensi tu. Sistemo il tuo pigiama sotto il cuscino, aspetto di sentire le chiavi nella toppa alla sera. Oppure, tornando da tedesco, alzo lo sguardo verso le finestre per vedere se sono illuminate, se sei arrivato prima di me. Mi siedo a leggere mentre tu prepari la cena. E so perché sono qui.





lunedì 22 settembre 2014

Addio, ciao ciao..

Se fino a settimana scorsa c'eravamo quasi, adesso ci siamo e basta. Il momento che tre/quattro settimane fa sembrava lontanissimo è arrivato. è adesso, è qui. Domani mattina prestissimo si parte. Tra dodici ore saremo già in viaggio; è stato impacchettato più o meno tutto. Qualcosa rimane qui, ma la mia supermamma che non teme le distanze e la guida sarà da me tra meno di due settimane, e allora mi porterà ciò che manca.

Con la chiusura delle scatole e una piccola festa venerdì sera, mi sembra sia finito anche il tempo delle lacrime. Sto lasciando moltissimo, lo so. Ma la mia famiglia sarà sempre con me. L'amore, quello vero e duraturo, non teme le distanze. E i millemila mezzi di comunicazione che l'era digitale ci mette a disposizione ci verranno in aiuto.

Chiudo ringraziando chi si è fatto sentire, chi mi ha fatto l'in bocca al lupo, chi mi ha supportata in questa scelta e non sparirà solo perché sono lontana.


martedì 16 settembre 2014

Mi sa che ci siamo quasi

Come recita il titolo, mi sa che ci siamo quasi. Tra una settimana a quest'ora, circa, saremo a Schweinfurt, intenti a scaricare i nostri scatoloni.
Se qualcuno si fosse perso per qualche strano motivo perché io e Stefano stiamo per finire in un posto che si chiama Guado dei maiali, può leggere qui.

La decisione è stata presa a fine marzo. Nel frattempo, ne è passata di acqua sotto i ponti. Ho finito la stesura della tesi, mi sono laureata, siamo stati in vacanza, abbiamo trovato una casa, e adesso siamo alla fase più "calda" di tutte. Impacchettare tot. anni di vita sempre nella stessa casa e trasferirli a 800 km di distanza. Dove ci attendono anche le pareti da tinteggiare - rosa per la sala e azzurro per la camera - e i mobili da ordinare. E poi gli scatoloni da spacchettare, i nostri avere da sistemare nell'armadio e i libri sugli scaffali della Billy. Ce la possiamo fare, con calma. 

E poi? E poi ci sarà tutto il resto. La nostra vita insieme, giorno per giorno sotto lo stesso tetto. Ci sarà da adeguarsi a nuovi ritmi, modificandoli. Non sarà più come quando ognuno stava a casa sua, in famiglia, o io vivevo in collegio a Parma, dove avevo più o meno replicato la stessa routine casalinga, adattandomi solo ai nuovi orari dei pasti. Adesso non ci saranno più il mio armadio e il mio bagno, con gli scaffali solo per le mie cose. Dovremo farci spazio a vicenda, creare un ambiente nostro in una casa che prima non era di nessuno dei due. Cominciare da zero a costruire il nostro futuro.

E ci sarà la sfida col tedesco: voglio cominciare da lì l'integrazione, senza diventare isterica mandando curricula a tutti. Voglio prenderla con calma, studiare, immergermi in questa lingua che per adesso mi sembra bellissima e superlogica, più del latino e del greco.

E i blog? I blog continueranno a esistere, questo e Scusate, devo andare a leggere. Leggendo online svariati e meravigliosi blog di italiani all'estero (presto la blogroll, lo giuro) mi è venuta quasi voglia di aprire uno spazio dedicato solo alla mia esperienza in Germania. Ma l'ho scartata presto... alla fine  su Stelladineve ho riversato tutte le novità della mia vita, le gioie e le difficoltà. Ed è giusto che anche di questa nuova vita si parli qui. E allora sarà un expat blog.

venerdì 28 febbraio 2014

Nel regno del Sale - in centro a Torino

In centro a Torino, a pochi passi da Porta Nuova, si trova Il Regno del sale.
All'interno di un ambiente costruito con sale naturale, recuperato direttamente dal Mar Nero, è possibile, in tre quarti d'ora, ottenere i benefici pari a quelli di tre giorni al mare, in clima di burrasca. Può essere quindi un aiuto in caso di malattie respiratorie e non solo: per maggiori informazioni, guardate qui.
Le pareti e il soffitto della grotta sono interamente ricoperti di sale; sul pavimento sono invece cosparsi grani grossi, con i quali i bambini possono giocare.

Ho deciso di provare la "cura" del sale dopo l'ennesimo attacco di raffreddore che rischiava di trasformarsi in sinusite: il malanno si è risolto in breve tempo, ma non per questo ho rinunciato al mio ciclo di sedute.

Borsa, scarpe e giacca nell'armadietto. Calzini bianchi, copertina fornita dal Regno del Sale, librone sotto il braccio e 45 minuti di pura beatitudine, seduta su una delle sdraio più comode che abbia mai provato.
Cullati dalla musica rilassante, o dai suoni della natura, e circondati dall'ovattata atmosfera della grotta, respirando l'odore del sale che ti rimane sulle labbra, ci si sente trasportati in un'altra dimensione.
L'ambiente è piccolo e insonorizzato: anche quando non si è soli, le chiacchiere altrui non infastidiscono, grazie all'effetto rilassante regalato dal sale.

Grazie alle luci soffuse e alla musica, ci si dimentica - per solo 45 minuti, purtroppo - della quotidianità e dei pensieri, molto più che alle terme, dove spesso il via vai delle persone disturba. Trovarsi a dover uscire, nel traffico di Torino, è straniante, perché in quei tre quarti d'ora ti dimentichi di essere a casa.

Vi consiglio - se avete bisogno di rilassarsi, senza necessariamente dover curare qualche malanno - una seduta nella grotta: regalatevi un'oretta di pace, e portate un buon libro con voi!

Nota bene: ho scritto il presente post spontaneamente, dopo essere rimasta entusiasta dell'esperienza . Dichiaro di non aver ricevuto nessun compenso dal Regno del Sale.



martedì 4 febbraio 2014

Disagio.

Dopo un'intera giornata passata prima a girare per le biblioteche senza trovare il libro che ti serve, pur avendolo visto sull'Opac, e poi a consultare libri che non ti servono in una sala lettura affollata e puzzolente, è abbastanza normale aver voglia di concedersi un giro per negozi prima di andare a chiudersi nella Stanza del sale, nella speranza di fluidificare la massa di catarro che rallenta i tuoi pensieri da novembre a marzo.
Siccome non mi piace entrare nei negozi senza comprare nulla, ho deciso di andare a prendere il mascara da Sephora, in via Roma.
E già lì iniziano i problemi, perché fuori piove, tu sei stata in biblioteca e quindi hai ombrello gocciolante, cappellino di lana in testa di dubbio gusto e soprattutto pesantissima tracolla che scegli di tenere davanti, a sbatterti sull'anca.  Ti fai coraggio e, pur sentendoti un elefante in cristalleria o una barbona da Vuitton, entri in quel regno luccicante e profumato. E subito ti senti un'idiota, perché ci metti taaaaaanto a capire dove lasciare l'ombrello, e la commessa imperturbabile ti ripete "Benvenuta cara, benvenuta!".
Cominci la ricerca del mascara, evitando accuratamente Chanel e YSL, ed ecco che inizi a sentirti osservata. Forse è il piumino - seppur di marca - bagnato a destare sospetto, o forse la borsa da universitaria disperata, fatto sta che ti accorgi che ogni tuo singolo gesto viene pesato. E allora inizi a muoverti ancora di più come un elefante, ingigantendo i gesti, voltandoti per far vedere che stai osservando l'applicatore del mascara, richiudendolo con precisione maniacale e sistemandolo di nuovo sull'espositore facendo molta attenzione a tenerlo lontano dal corpo.
E per fare in fretta, per mettere fine alla pena, ti ritrovi dove ci sono i prodotti Sephora, mai guardati prima, e ti ritrovi poi alla cassa a pagare un mascara marrone, quando li hai sempre usati neri o blu.

Per favore, per favore, voi di Sephora, mettete delle telecamere, filmatemi, fate quello che volete, ma vi prego, non fatemi seguire dalla guardia!
Io, intanto, spero che il mascara marrone mi stia bene.

giovedì 26 settembre 2013

Fobie - (e giorno 14, ma è un'altra storia)

Parlando con la gente, mi sono accorta che esistono un sacco di fobie, le più assurde. La paura del buio (sì, da adulti la trovo assurda), del supermercato, del dentista, del ginecologo, del parrucchiere.

Eppure, la paura che ho io - che poi non è una paura, è più un senso di disagio - non l'ho mai sentita da nessuno. Io ODIO andare dall'estetista, infatti la ceretta l'ho fatta solo due volte (non preoccupatevi, mi depilo a casa), una volta la pedicure e una la manicure (oggi, disastro). Mi prende proprio l'ansia, il desiderio di scappare, la speranza che finisca presto. Non so, forse è il fatto di doversene stare così in "intimità" (sì, far vedere le gambe pelose lo chiamo "intimità") con qualcuno che non conosco, e lì spunta il problema... far quattro chiacchiere o tacere? Tacere è più imbarazzante, ma non sono il tipo di persona da "quattro chiacchiere". Poi va beh, quando ti trovi davanti a una persona come quella di oggi, che pensava studiassi storia dell'arte per diventare architetto....

AIUTO!

venerdì 20 settembre 2013

Il culo delle altre - (e giorno 8)

Quando vado in bici sul lungo Po spesso mi capita di osservare, con occhio critico, le altre donne che camminano / corrono / pedalano. Quelle magre, magre davvero, le scanso con lo sguardo, o le osservo solo se hanno qualche particolare che salta all'occhio, come le gambe particolarmente storte. Ma quelle ricoperte da uno strato di ciccia più o meno spesso, destano inevitabilmente la mia attenzione. E dopo averle fissate per bene, è altrettanto inevitabile che mi porti di scatto una mano ai fianchi. Tasto un po', e constato con sollievo che io quel cuscino, quel para - creste iliache, non ce l'ho. Pazzesco come il mio radar visivo mi porti solo a guardare chi ha più ciccia di me, che poi il più delle volte non si tratta di ciccia vera e propria, ma solo di qualche curva più piena. E, a meno che la tipa osservata non sia veramente immensa, raramente provo disprezzo per la sua figura, anzi, le sono inconsciamente grata, perché è inconsapevolmente in grado di regalarmi qualche soddisfazione.

Ok, comportamento poco carino il mio, che non indica un rapporto col mio corpo ottimale; ma mi consolo pensando che sicuramente non sono la sola a fare questo giochino col sedere delle altre.
Qualche psico - sociologo salterebbe su a dire che la colpa di questo è da rintracciare nella pubblicità, nelle veline, nel berlusconismo, nella TV, nelle grandi ditte di moda...
Non so, a volte penso che faremmo prima ad ammettere che questa insicurezza risiede nei geni dell'animale "donna", e lì abiterà sempre.
Io, intanto, mi rilasso, paragono il mio culo a quella che mi corre davanti e buonanotte.
Però spero che quella dietro non mi trovi più culona di lei, ecco.

domenica 15 settembre 2013

Danubio, Claudio Magris (e giorno 3)

Quando alla maturità di quest'anno è uscito Claudio Magris mi sono soffermata a rimproverarmi sulla mia ignoranza, sapendo pochissimo dell'autore in questione. Ma sono quei pensieri che ti attraversano la testa e via, anche perché prima e durante l'estate ho avuto poca voglia di impegnarmi seriamente sul fronte lettura.
Durante la nostra vacanza in Austria, Claudio Magris ha avuto occasione di tornare un po' alla ribalta nel corso delle nostre serate in albergo: eh già, perché la guida della Ciclovia del Danubio presenta, qua e là, alcuni stralci del celeberrimo Danubio di Magris, che ci hanno peraltro provocato fragorose risate.
Adesso, invece, mi è nata una sorta di curiosità, di matrice più seria, sia di conoscere almeno un'opera di Magris, sia di ripercorrere leggendo le tappe del nostro viaggio, di cui il fiume è stato protagonista.
Sicuramente, questo desiderio è alimentato anche dal fatto che adesso Stefano e io siamo lontani, e una lettura corposa non potrà che farmi compagnia.
Il Danubio da Maria Taferl

sabato 14 settembre 2013

Insonnia - Giorno 2

Non riuscire a dormire è una cosa che mi capita abbastanza spesso, a volte in periodi di particolare stress o stanchezza, a volte senza un motivo apparente, giusto per rendermi uno zombie al mattino. Non riuscire a dormire quando si è da soli è pesante, non c'è nessuno a cui aggrapparsi, nessuno a cui prendere la mano, nessun calore da cercare.
Stare sveglia quando ci sei tu, invece, è un po' meno un tormento, perché posso avvicinarmi, sfiorarti, prenderti la mano e cercare di rilassarmi sentendo il tuo respiro tranquillo.
E poi, posso guardarti dormire, e imparare a memoria tutti i dettagli. E così, anche quando sono sola che mi rigiro cercando il sonno fuggito, posso immaginarti mentre dormi, e sentire un po' di tranquillità.

venerdì 13 settembre 2013

Affinità – Giorno 1

Strano, come le sensazioni si ripetano, a quasi sei mesi di distanza, in momenti simili ma diversi. Simili per promesse, per speranze. Diversi perché il distacco che sembrava lontano è qui, è adesso. Eppure, la sensazione di leggerezza tornando a casa è la stessa e anche i dettagli sono, stranamente, gli stessi. La mamma che ti aspetta sveglia, tu che ti siedi un secondo sul lettone. Scivolare sotto le coperte col cellulare in mano, e scrivere ancora qualche messaggio.
E svegliarsi con la stessa serenità, perché tu sarai sempre qui con me. Anche se non proprio qui.

sabato 3 agosto 2013

e basto a me stessa

Non ho mai avuto, per attitudine, per esperienze passate, o per carattere, problemi a stare da sola. C'era sempre qualcosa da fare, per riempire un pomeriggio, o due.
Ed è stato così anche oggi, in questo sabato solitario a Valtournenche. Niente sveglia, troppo sonno da recuperare. Una passeggiata nel bosco deserto, e pieno di fruscii. Una marmotta che attraversa veloce il sentiero, e l'erba che non smette di ondeggiare. E la memoria che corre ad alcuni libri letti da bambina, le storie dei topini di Boscodirovo.

Valtournenche dalla frazione Servaz


Poi, un po' di spesa veloce in paese, e via a casa. Apparecchiare sul tavolino minuscolo del terrazzo, mangiare con appetito vero e soprattutto con gusto. Lavare i piatti, e sdraiarsi a prendere il sole in intimo (spaiato), ché tanto qui non mi vede proprio nessuno.
E adesso?
E adesso sto qui, a mangiare la macedonia, aspettando che dopo il temporale torni il sereno.


giovedì 11 luglio 2013

A Finale

Gli anni passati, ritrovarmi a Finale anno dopo anno, estate dopo estate, era un po' la dichiarazione di un fallimento. Ammettere che io ero ancora lì, che non c'era altro di divertente / esotico / esaltante da fare.
Quest'anno, in questi cinque giorni appena trascorsi, è stato diverso. In gran parte, perché sapevo di dovermi godere quelle che, oltre alla settimana sul Danubio, saranno le uniche vacanze della mia estate fatta di tirocinio. E quindi sole, nuotate (con la maschera e il boccaglio, perché non sono capace a respirare, va bene?!?), letture (ma con Miele, dove vuole arrivare McEwan??), e la compagnia della mia famiglia. La mia preziosa nonna, e la zia. E sentire forte e senza vergogna la mancanza della mamma, forse perché lì siamo state tanto insieme quando ero piccola.
E nessun senso di fallimento, o di inadeguatezza. Perché anche se ero ancora lì, c'è un progetto nuovo, una scia.

domenica 30 giugno 2013

Programmi & bilanci

Che giugno fosse un mese faticoso, l'ho imparato l'anno della maturità. Quello precedente, il 2007, era stato l'ultimo in cui avevo avuto la possibilità di essere già al mare a metà giugno. La spiaggia deserta di Finale a giugno, in settimana... una cosa che mi mancherà per sempre, credo.
Ma da quando ho cominciato il percorso della magistrale, tutti i mesi intercorsi tra gennaio 2012 e adesso sono stati faticosi. Ho studiato sempre, preparando ricerche, scrivendo tesine, sottolineando i libri. Sempre, sempre. Una continuità che mi ha permesso, in questi ultimi meravigliosi tre mesi, di concedermi qualche weekend, qualche giornata libera, perché parte del lavoro era già fatta.
Adesso, se tutto va bene, con mercoledì prossimo, e poi con martedì 16 luglio, dovrei essere libera dagli esami: avrò quindi fatto, nel breve spazio di 24 mesi e otto giorni, una tesi e tredici esami. Credo di potermi dire soddisfatta. E arriverà, credo, una serenità nuova: è vero che gli esami non finiscono mai, ma quelli accademici per fortuna sì.
Poche vacanze, però. Qualche giorno al mare rubato tra un esame e l'altro, ma dal 22 luglio comincio il tirocinio, al Castello Gamba di Chatillon. Un'esperienza che mi aspetto arricchente e formativa (le premesse ci sono tutte) e che (spero) mi porterà alla stesura di una tesi meno compilativa e più sperimentale. Più mia. E così, se tutta va come deve andare, a luglio dell'anno prossimo ci sarà una nuova corona d'alloro sulla mia testa (anche se in mezzo ci sarà un'altra sfida da affrontare).
E di tutto questo, posso solo dire grazie a chi mi ha accompagnata in questo percorso lungo due anni, a chi è arrivato da poco ma si è fatto sentire con forza, e grazie in anticipo a chi mi seguirà nel progetto del tirocinio, e della tesi.
A spezzare il tirocinio, ci sarà, in realtà, una vacanza: ma di questo ha già parlato qualcun'altro, e allora non mi dilungo io.

domenica 19 maggio 2013

Passare un giorno e mezzo al pronto soccorso è pesante per tutti. Anche per chi, come me, per fortuna, non ne aveva mai avuto bisogno. Adesso sembra sia tutto finito, ci vorrà tanto riposo e tantissimi antibiotici a rimettermi in sesto, ma il peggio direi che è passato.
Un maxi grazie alla mia mamma, che è rimasta tutto quel tempo seduta su quelle orribili sedie arancioni ad aspettarmi. La sua presenza è stata un conforto continuo, indispensabile. Non si è mai troppo grandi per aver bisogno della mamma.

E grazie anche a qualcun'altro, che tra le altre cose mi ha portato un libro, necessario per superare la giornata di oggi. Grazie... <3 p="">



lunedì 15 aprile 2013

L'ultima della stagione.

L'ultima sciata della stagione è strana. Meno dolorosa della penultima: sembra assurdo ma è così. Perché nella penultima soffri, temi che possa essere l'ultima, magari qualche intoppo interverrà a impedirti di tornare ancora una volta. Ti guardi in giro e ti senti triste, pensando che l'8 dicembre è lontano, che quest'anno hai sciato poco... Te la guasti, in un certo senso, mentre cerchi di godertela il più possibile. Cerchi di fare più che puoi, di piegarti più che puoi, di essere veloce, di, di, di.
E invece l'ultima è più rilassante, più divertente, te la godi di più. Ti fermi a prendere il sole, dosi le energie, ti gusti ogni singola curva, la smetti di cercare di imprimerti le montagne nella memoria e te le godi, nella certezza che tanto le vedrai ancora, e loro saranno sempre lì, sempre le stesse ma mai uguali.

La Becca d'Aran dal pistone
Ed è solo gioia lasciarsi portare dalla lamine, un po' di fatica in più verso il fondo, le gambe pesanti, gli sci che si incollano alla neve marcia, la costante attenzione a come si muovono le ginocchia... Fatica che diventa felicità, nel vedere chi c'è laggiù, e vedere che guarda te già prima che tu lo chiami.

mercoledì 3 aprile 2013

Umore merdoso.

ho spesso pensato, dimostrando peraltro di nutrire pregiudizi nei confronti del genere femminile cui appartengo anch'io, che questa sensazione fosse tipicamente "da donne". Poi, osservando crescere mio fratello, vedendolo vivere, appassionarsi, stancarsi, arrabbiarsi, ho capito che può succedere a tutti.
Di svegliarsi male. Di essere nervosi al limite delle lacrime, di sentirsi indisposti verso qualsiasi cosa e verso chiunque, ma proprio chiunque. Anzi: soprattutto verso chi non merita di beccarsi gli effetti negativi del nostro malumore. Malumore paralizzante, che non fa che peggiorare se proviamo a fare qualcosa per distrarci, perché niente funziona, niente gira giusto. Le cose si mettono d'accordo per non funzionare, per crearti altri problemi. I libri e gli appunti fanno di tutto per diventare incomprensibili, e lì sì che ti infili in un ginepraio da cui solo una telefonata al nonno potrebbe salvarti.

Insomma: mattinate di merda, in cui non puoi fare a meno di starti sul culo da sola, e di cercare di attaccar briga con chi ti è vicino, e ti ama. E per fortuna ti capisce, e cerca di quietarti.
E adesso che la tempesta è passata, dedichiamo un pensiero a chi ci sopporta in questi momenti.

lunedì 18 marzo 2013

Cosa ne sarà di Parma

"Parma è casa mia".
Parafrasando Giuseppe Culicchia, autore di Torino è casa mia, formulo questo pensiero più o meno tutte le volte che scendo dal treno alla stazione di Parma, e quasi tutte le volte che giro l'angolo del convitto trascinandomi dietro il trolley rosa, diretta verso casa. Mi attardo su questo pensiero per poco più di un secondo, ogni volta con stupore, con un brivido di novità, non dissimile da quelli che provavo svegliandomi le prime volte qua in convitto, ormai più di quattro anni fa.
Parma è casa mia, io abito qui. Conosco quasi tutti i negozi del centro, ho girato un po' anche in periferia. Conosco tutte le scorciatoie da percorrere a piedi e quelle per girare in bici senza trovare salite o scalini. Ci sono posti in cui mi piace bere l'aperitivo, e altri in cui preferisco fare colazione. Amo le vie del centro. Adoro l'Oltretorrente, con le sue case colorate affiancate l'una all'altra.
Parma è casa mia, è parte di me. Ma adesso, che questo percorso volge alla fine, che vedo una luce in fondo al tunnel di libri, ricerche ed esami, mi sento persa. Mi spaventa l'idea di affrontare un futuro senza queste abitudini, senza le persone incontrate e frequentate qui. Mi spaventa chiedermi cosa farò "da grande", certo.
Ma mi spaventa anche rendermi conto che.. non so cosa ne sarà di Parma. Diventerà parte del mio passato? Dirò.. "ah, Parma. Ci ho abitato, quando ero giovane!"?.  Tornerò qui, qualche volta, e mi siederò sulle panche di fronte al Duomo cercando di non guardare il Battistero?  O starò lontana da lei per anni, come una figlia ingrata di tutto ciò che mi ha regalato?
O io e Parma rimarremo insieme, la città che ho scelto mi adotterà per la vita, e i miei figli avranno quella terribile erre?

Qualsiasi cosa sia, a chiedermi cosa ne sarà di Parma, questa sera, piango un po'.

giovedì 14 marzo 2013

Sorridere.

Ci sono certe giornate in cui...dentro sorridi, anche se fuori sei tanto stanca. Sorridi anche se hai mille cose da fare, anche se il tempo non basta mai, se quando vai a dormire è già domani e sai che la sveglia suonerà troppo presto. Sorridi anche se tutto si complica, se basta un tassello fuori posto a far saltare quel fittissimo programma della giornata che non prevedeva intoppi. E il sorriso ti fa venire voglia di mettere il cappotto fucsia al primo raggio di sole, anche se sai che poi tremerai di freddo. E riguardi le foto di Parigi, e ti piacciono quelle in cui sei più bambina, più dolce, venuta male ma inequivocabilmente tu.

Sorridi comunque, anche se sei a piedi, con jeans e scarpe pulite, e devi guadare il lago che si forma davanti all'ingresso dell'Università, sorridi anche se intanto tra i denti maledici il famosissimo architetto che si è occupato di quell'area. Sorridi anche se ti tocca asciugare la sella della bici col fazzolettino dopo il diluvio, e sai benissimo che niente l'asciugherà meglio dei tuoi jeans.

Fa sorridere, aver voglia di precipitarsi a casa di un'amica per raccontarle una cosa, e osservare le sue reazioni, e ridere ancora più forte.
Fa sorridere, vedere qualcuno rasserenarsi alle tue parole, e costruire una nuova amicizia in un italiano un po' strano mischiato a un francese stentato.
E fa sorridere, tornare a casa alla sera e chattare con una persona nuova, confrontarsi, prendersi in giro.
E fa sorridere, guardare i tetti di Parma e intanto pensare alla città di Mirò.

sabato 9 marzo 2013

Gli amici virtuali

Quindici giorni fa mi sono incontrata con Simona di Girasoli e neve per una merenda da Eataly. Ci conoscevamo solo via blog e Facebook, da circa cinque anni, e abbiamo passato un'ora e mezza gradevolissima, a chiacchierare di tutto, a raccontarci, a mettere insieme i pezzi di quello che ci eravamo dette solo in chat.
Ieri ho chiacchierato piacevolmente, ancora in chat, con Stefano di A spasso tra i giganti, e ci siamo lasciati con la promessa di fare, magari quest'estate, una passeggiata in montagna insieme.

Non è vero che in rete ci si conosce solo per passare il tempo, per colmare un vuoto, per sentirsi meno soli. Ci si incontra perché si condividono interessi, passioni, sogni. Ci si sceglie per un post, una foto, un commento. Beh, insomma... a Stelladineve piace questo elemento!

Dedico questo post ai miei amici "virtuali".