"Forse scrivere significa colmare gli spazi bianchi dell'esistenza, quel nulla che si apre all'improvviso nelle ore e nei giorni, fra gli oggetti della camera, risucchiandoli in una desolazione e in un'insignificanza infinita" (C. Magris, Il Danubio)
venerdì 31 ottobre 2014
Assenze
lunedì 13 maggio 2013
Senza titolo.
martedì 23 aprile 2013
Trattenere le fotografie. Suggestioni d'estetica e d'amore.
E ricordare... anche il ricordo parte da un'immagine, sempre. Da cui si diparte tutto il resto: una sorta di fotografia da cui nasce un processo sinestetico di rievocazione, che coinvolge vista - a occhi a aperti e chiusi - odorato, tatto, udito. Mi è capitato che qualche sensazione si risvegliasse a contatto con una musica, o un rumore. Ma il recupero cosciente del ricordo avviene sempre attraverso l'immagine. E allora, più che saperla disegnare, vorrei poterla stampare quella foto.
Ma l'unico modo che ho per non farla sbiadire, per non perderla, è, oltre a rievocarla, cercare di crearne delle altre, simili, da accogliere e trattenere con la stessa gioia. Con la consapevolezza che.. una uguale non ci sarà mai, che ogni momento vissuto non torna più.
E allora me la tengo nel cuore quella foto, e mi perdo in quello sguardo, in quel momento, in quella sensazione. Per sempre.
mercoledì 17 aprile 2013
Castelli di pietra - l'amore che va.
E in un tutto questo c'è sempre la stessa figura un po' buffa, ma tanto affettuosa, che pensa, che riflette, che rimugina, che ci soffre, che scrive anche se nessuno glielo chiede.
E mi dispiace, che per te l'amore sia andato. Mi dispiace per il tuo sorriso che immagino spento, per il tuo passo morbido un po' meno lungo. Mi spiace per le parole che usciranno dalla tua penna, per le tue dita macchiate di lacrime e inchiostro.
E spero che tu possa ritrovare presto il sorriso, e fare nuovi progetti, e costruire nuovi castelli. Questa volta di pietra, la più resistente che trovi. Perché per te sogno un futuro luminoso, oltre le tenebre delle tue parole.
venerdì 12 aprile 2013
Atto di fede.
inciampa tra i rospi, bacia serpenti... (testo completo qui).
Fino a qualche mese fa, mi sarei tatuata questo passaggio da qualche parte, o l'avrei inciso su un gioiello da portare sempre con me, e non solo per l'affetto che mi lega a chi ha scritto questi versi pensando a me.
Ma perché pensavo che questo sarebbe stato il mio destino, di continuare a cercare di schivare i rospi baciando qualche serpente sulla via, priva della capacità di riconoscerli tutti come tali.
Adesso, invece... si apre una nuova fiducia, una nuova speranza. e una nuova sicurezza.
E la parola fiducia mi piace tanto, ma tanto tanto. Mi piace avere fiducia in te, mi piace che tu ne abbia in me. E mi impegnerò affinche sia così, più a lungo possibile.
vivere è un atto di fede
nello sbattimento
questo è il mio atto di fede
questo è un GIURAMENTO.
venerdì 5 aprile 2013
Condizionale presente (Alain Lanier)
Condizionale presente
Vorrei parlare con la gente, ma la gente non mi sente, in questo mondo di parole il mio parere è indifferente.
Vorrei dolcezza in ogni cosa anche sotto le lenzuola, assolvendo Giove ed Era, condannando ninfea e viola.
Vorrei Croco di speranza, come infuso di stupore, latte e miele in ogni stanza e ogni notte a far l’amore.
Grazie, Alain, per avermi prestato il pensiero! reinalain.wordpress.com
giovedì 4 aprile 2013
Chi ti lascia scrivere
mercoledì 27 marzo 2013
martedì 26 marzo 2013
Scrivere l'inizio - elogio della preterizione
domenica 17 marzo 2013
Fuori dal finestrino
Mischi tutto questo e molto altro, in un unico preparato, mentre il treno corre nella notte, divorando la pianura (chi trova la citazione?). Si amalgama tutto, le risate di una bambina con i pianti di un'adolescente. Formule matematiche dimenticate, o forse mai imparate, e una filosofia tanto amata. Libri di scuola e quaderni di appunti, e un blocco speciale solo mio, che nessuno ha mai preso in mano. Tutto sprofonda nel vortice nero. E sopra tutto questo, un'aspettativa dolce. Una curiosità mista a timidezza. Vi riconoscerete, dopo aver scritto tanto?
E poi, il treno rallenta. Appena in tempo. Sei tu, sei sveglia, è domenica, è ora di scendere. E prendi coscienza di ciò che ti circonda. Quel ragazzo col piercing e la felpa verde che dorme con la testa reclinata all'indietro. L'uomo seduto davanti a te, col completo gessato. E quasi ti dispiace, in quel momento, scendere e lasciare i tuoi pensieri sul sedile. Tutti, tranne uno.
venerdì 15 marzo 2013
Scrivere la fine.
Forse perché.. oggi mi sento nella disposizione di fare un bel post, e un bel post non ha necessariamente per oggetto un argomento allegro. Anche se... il desiderio di tornare indietro solo con la fantasia, e mettere la parola fine in fondo a un brutto manoscritto abbandonato a metà, in fretta e furia, forse è una cosa bella, indipendentemente da cosa si raccontava in quel manoscritto.
Accadde di sera, inaspettatamente. Lo strano si sfilò la maschera, al termine di un discorso faticoso, pieno di pause, di silenzi, di scuse e giustificazioni. Di suppliche e di speranza: di sfangarla, di attirare il topo nella trappola, di vivere di falsità e menzogne, comode bugie in una realtà troppo in salita, per uno come lui. Agli occhi della bambina, il suo sorriso caldo e amorevole divenne una smorfia. Le sue mani, fonte di gioia, di brividi e emozioni, sembravano ora solo gli artigli di un predatore. L'affetto era disprezzo, l'attrazione disgusto, le risate lacrime. In un attimo, tutto si era spento, morto, concluso.
Accadde di giorno, di colpo. Una mattina d'inverno, durante una discesa. Il vento fischiava sotto il casco, la cinghia del marsupio frustava con forza la giacca della bambina che correva con gioia, piega - distendi - inclina verso valle e un'altra curva e poi un'altra e un'altra ancora. E all'improvviso, il mostro spuntò da dietro la roccia. E non era più un mostro. Era un uomo, con una faccia, delle mani, un sorriso. Niente artigli, niente volto mostruoso. Un uomo bello, un involucro vuoto, ma un bell'involucro. Che visto così, nell'immensità, suscitava un po' d'affetto per ciò che era stato, risvegliava ricordi piacevoli, e cancellava rabbia e rimpianto, lasciando appena spazio a un po' di pena. Una curva larga, e si sorrisero. E lui in quel sorriso era ancora un po' un mostro, forse. Ma la bambina decise di non guardarlo, perché in quella curva, e in quel sorriso, era sorto un bel ricordo, che era accettazione di sé, dei propri errori.
E il bel ricordo era la fine.
E bisogna mettere la parola fine, anzi, bisogna scrivere di averlo fatto. Perché farlo, e prendere atto di averlo fatto, sono due cose diverse.
La donna posò la penna e spense l'ultima sigaretta, mentre i ghiacciai s'inondavano di sole. E rimase lì, a guardare con desiderio la discesa, senza temere la salita.
giovedì 14 marzo 2013
Sorridere.
venerdì 1 marzo 2013
Piazza grande
venerdì 8 febbraio 2013
... scrivere come disegnare.
Se ne fossi capace, forse, disegnerei al posto di scrivere. Farei dei piccoli schizzi. Ma non mi riesce, allora scrivo, e forse in fondo è uguale. O forse no, perché devo sforzarmi di più, per farvi vedere.E aggiungo, e tolgo, e correggo. E faccio vivere per sempre quell'uomo sulla carta, nel suo villaggio. E allora questa carriola... CE LA SCRIVO!
C'è un grappolo di case, tra la stazione di Bard e quella di Verres. Tra la montagna e la Dora, tra la roccia e l'acqua. Lì vive un uomo, vecchio. Cammina curvo, ma non troppo. Ha una giacca viola, fuori moda, e una carriola piena di niente. E rimane lì, in eterno, a spingerla in salita senza sforzo, fermato per l'eternità, accanto al parapetto, sopra il precipizio.
Lo vedete?
martedì 5 febbraio 2013
....
Poi, dopo. Dopo tanto tempo, quando per certi rapporti è ormai definitivamente troppo tardi, qualcosa cambia, scatta. Inizi a capire chi è, a trovarti bene davvero. Ad aver voglia di parlargli, di raccontargli, di farti raccontare. Di confidarti, di sapere cosa pensa. E capisci di aver sempre guardato dalla parte sbagliata, e almeno in parte bisogna rimediare.
E va bene, perché per l'amicizia c'è sempre tempo.
lunedì 14 gennaio 2013
domenica 13 gennaio 2013
Perdersi
Ma sotto esame, ti perdi un po' dietro a tutto. Meno energie mentali, grande stanchezza, ti portano a vagheggiare di più. A perderti dietro tanti pensieri che si accavallano, tanti sogni...anche per questo il raccontino si è fermato, per ora. E anche un po' le letture.
Amo questo blog. E so che anche lì fuori lo apprezzate. Ieri, un contatto che mi ha fatto felice. Vi dirò di più ;)
lunedì 10 dicembre 2012
Il presente
è forse il messaggio che più ho sentito di dover far mio tra quelli trasmessi da Silvia Longo ne Il tempo tagliato.
Io, che sono sempre stata una di quelle che, come dice Ligabue, vuol solo passare ad un altro rimpianto, ho deciso di ripartire.
Senza fretta, ma con calma, decisione e fermezza. è bastato poco, alla fine, a farmi capire che era ora che ricominciassi a vivere nel presente, a guardare avanti. O forse semplicemente intorno, invece che continuare a voltarmi verso un passato che non aveva le caratteristiche sfavillanti oppure nerissime che gli avevo attribuito.
Sono sempre stata la regina della riflessione, del ripensamento, dell'idealizzazione di ciò che è accaduto. O viceversa, ho sempre colorato di nero gli avvenimenti tristi, costruendomi addosso una corazza di protezione più spessa di quella di cui avrei avuto bisogno.
Se stai chiusa nella corazza non ti disturba nessuno, certo. Non corri rischi, non dai fiducia a nessuno... Ma non è mica sufficiente, per star bene davvero. Forse per non piangere, ma non per essere felici.
e quindi, ... "ciò che mi appartiene si trova qui, e succede ora". E io sono qui per viverlo.
martedì 4 dicembre 2012
La bambina senza l'uomo - ultimo (?) atto
Non aveva imparato la pazienza, quella mai. Continuava a bruciare tutto, a soffiare emozioni e sentimenti come fumo di sigaretta. Pensava sempre di potersi fidare degli altri come loro si fidavano di lei, senza riserve.
Ma con tutta la speranza, tutta la buona volontà, tutto l'amore, sapeva che sarebbe successo.
Che non avrebbe mai più seguito i suoi passi, osservando la sua nuca morbida, in quei corridoio soffice di legno e moquette. Che non avrebbe mai più osservato il suo sorriso bianco baluginare nel buio, con quell'incisivo appena appena storto, quel tanto che bastava a renderlo più dolce e meno perfetto. Che non avrebbe più accarezzato quelle mani dalle dita sottili, che non sarebbe più rabbrividita a contatto coi suoi piedi gelati. Che non l'avrebbe più visto cercare i calzini nel fondo dei pantaloni. Che non avrebbero più riso insieme di cose insensate, rimandando il momento di separarsi di minuto in minuto. Che lui non l'avrebbe più stretta tra le braccia dondolandosi dolcemente da un piede all'altro, mentre lei gli accarezzava piano la schiena magra sotto la maglietta di cotone. Non le avrebbe più accarezzato i capelli facendole la coda con le mani, non si sarebbe più sdraiato a guardare il soffitto con lei accanto. Quel soffitto opprimente, che lei detestava. Mai più.
Mai più, mai più, mai più.
Eppure, mai più, mai più, mai più... era una cantilena insensata, nella testa della bambina.
come se non avesse ancora capito. come se non le importasse più.
In questo post, l'uomo non c'è.
lunedì 3 dicembre 2012
L'uomo e la bambina - chiarimenti
è difficile dare una risposta univoca, chiara, a questa domanda. è una metafora continua, la loro. Vivono in un luogo che ha qualcosa in comune coi luoghi della mia infanzia, questo sì, assolutamente; ma non sono QUEI luoghi. Non lo sono perché ogni volta aggiungo, tolgo, sforbicio, incollo. Modifico, abbellisco o rendo più tetri. Unisco inserti di altri posti, appendo qualche quadro che lì non ci dovrebbe stare. Si chiama pastiche, o capriccio. Sono luoghi non della fantasia, questo no. Più che altro dell'immaginazione, direi.
La bambina... per semplicità, ho detto che la bambina sono io. Non è esatto, in realtà. La bambina ha tanto in comune con me, è vero. Ma è qualcosa di più e di meno insieme. Di meno, perché è presente a meno avvenimenti: la bambina dorme, quando non la si chiama. Di più, perché vive tutto con più intensità, con più dolore, con più gioia. Tutto è immenso, gigantesco per lei. Idealizza tutto, gode spasmodicamente di ogni secondo che vive, bruciando tutto a velocità supersonica. Non è saggia, non è razionale, non è paziente. Non ha paura di soffire. In questo è diversa da me.
E l'uomo... l'uomo non esiste, al di là delle proiezioni della bambina. è un essere idealizzato, completamente. Ha qualcosa delle persone che lei ha conosciuto, ma piccoli dettagli, non di più. Non esiste un uomo che l'abbia davvero abbracciata così, che sarebbe stato in grado di amarla come lei avrebbe voluto. L'uomo è l'ancora di salvezza della bambina. Loro camminano insieme, abbracciati. Ma non esistono; e lei lo sa. Lui no, ma lei sì. Ed è questo, che le dà la marcia in più.

